La pensione “sparita” è in liquidazione
L’Inps all’orfano che da 10 mesi attende la reversibilità: tutto definito il 19 marzo
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SASSARI. La “pensione che non arriva” sarebbe finalmente in cammino. E la vedova, che sulle pagine della Nuova aveva raccontato l’odissea della reversibilità del marito defunto in ritardo di 10 mesi per il proprio figlio, potrebbe vedere tutti gli arretrati già nella foglina di maggio. L’Inps infatti ha definito la pratica lo scorso 19 marzo. «Dopo che tutta la documentazione corretta e completa – sottolinea l’Istituto – è pervenuta finalmente a fine febbraio di quest’anno».
Proprio il rimpallo con gli uffici era all’origine della denuncia della donna, che lamentava come la pratica, presentata più volte tramite un patronato, fosse stata più volte respinta senza motivo. Ricostruzione che l’Inps contesta: «Si parla – spiega l’Inps – di una contitolarità su una pensione di reversibilità da parte di un figlio, dapprima minorenne, poi maggiorenne studente. Hanno diritto alla pensione ai superstiti i figli e le persone ad essi equiparati che alla data di decesso dell’assicurato o del pensionato non abbiano superato il 18° anno di età o, indipendentemente dall’età, siano riconosciuti inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di quest’ultimo. Per i figli superstiti studenti che non prestino lavoro retribuito e a carico del genitore defunto al momento della morte, il limite di 18 anni è elevato a 21 anni in caso di frequenza di scuola media o professionale e a tutta la durata del corso di laurea, ma non oltre al 26° anno di età, in caso di frequenza dell’Università. Al compimento della maggiore età, la pensione si blocca in automatico ed è necessario ricostituirla per riattivarla; così pure per ogni anno successivo, con un’autocertificazione che attesti lo status di studente e la propria situazione reddituale. Ebbene: la documentazione citata – stando alla ricostruzione del reparto – è stata inviata nel corso dei mesi, non aderente a quanto richiesto da chi aveva in trattazione la pratica. ciò ha determinato diverse reiezioni senza che pervenisse la richiesta regolarizzazione. La documentazione corretta e completa è pervenuta a fine febbraio di quest’anno, ed è stata definita il 19 marzo, con la validazione di tutti gli arretrati spettanti».
Proprio il rimpallo con gli uffici era all’origine della denuncia della donna, che lamentava come la pratica, presentata più volte tramite un patronato, fosse stata più volte respinta senza motivo. Ricostruzione che l’Inps contesta: «Si parla – spiega l’Inps – di una contitolarità su una pensione di reversibilità da parte di un figlio, dapprima minorenne, poi maggiorenne studente. Hanno diritto alla pensione ai superstiti i figli e le persone ad essi equiparati che alla data di decesso dell’assicurato o del pensionato non abbiano superato il 18° anno di età o, indipendentemente dall’età, siano riconosciuti inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di quest’ultimo. Per i figli superstiti studenti che non prestino lavoro retribuito e a carico del genitore defunto al momento della morte, il limite di 18 anni è elevato a 21 anni in caso di frequenza di scuola media o professionale e a tutta la durata del corso di laurea, ma non oltre al 26° anno di età, in caso di frequenza dell’Università. Al compimento della maggiore età, la pensione si blocca in automatico ed è necessario ricostituirla per riattivarla; così pure per ogni anno successivo, con un’autocertificazione che attesti lo status di studente e la propria situazione reddituale. Ebbene: la documentazione citata – stando alla ricostruzione del reparto – è stata inviata nel corso dei mesi, non aderente a quanto richiesto da chi aveva in trattazione la pratica. ciò ha determinato diverse reiezioni senza che pervenisse la richiesta regolarizzazione. La documentazione corretta e completa è pervenuta a fine febbraio di quest’anno, ed è stata definita il 19 marzo, con la validazione di tutti gli arretrati spettanti».
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