«Infermieri di famiglia per estendere i vaccini a domicilio»

SASSARI. La campagna vaccinale va a rilento e vede la Sardegna tra le ultime regioni italiane nella somministrazione dei vaccini. Non tutti gli ultra ottantenni hanno ricevuto la seconda dose, utile...

SASSARI. La campagna vaccinale va a rilento e vede la Sardegna tra le ultime regioni italiane nella somministrazione dei vaccini. Non tutti gli ultra ottantenni hanno ricevuto la seconda dose, utile per completare il ciclo vaccinale e avere l’immunità anticorpale raggiungibile.

«Per raggiungere le ambite 17.000 vaccinazioni giornaliere annunciate dal Governatore Solinas – dice Gianluca Chelo, Presidente dell’Ordine degli infermieri di Sassari – chiediamo di essere coinvolti attivamente: siamo un esercito di 15mila professionisti tra sistema pubblico e privato e, in quanto parte sociale e rappresentativa della categoria, ci poniamo come parte dialogante con l’Assessorato alla Sanità, per supportare l’organizzazione della campagna vaccinale. Proponiamo al Governatore Solinas e al Consiglio Regionale di riorganizzare le risorse e di coinvolgere tutti gli infermieri della Sardegna, del sistema pubblico e privato, al fine di poter dare una netta accelerata e riuscire a raggiungere l’immunizzazione di tutta la popolazione sarda il prima possibile, attraverso la prestazione di professionisti della salute che durante la pandemia sono sempre stati in prima linea, senza mai fare un passo indietro. Per questa ragione chiediamo che venga valorizzata la figura dell’infermiere di famiglia e comunità istituita dal Decreto Rilancio e prontamente recepita dalla Regione Sardegna. Si tratta di una figura di raccordo tra territori, periferie e istituzioni sanitarie e di importante collaborazione con i medici di Medicina Generale che, purtroppo, dal punto di vista operativo non è mai partita. Oggi, l’infermiere di famiglia e comunità può dare nuovo slancio alla campagna vaccinale, arrivando nelle case di tutti i sardi e attivando e monitorando attivamente la vaccinazione di ogni singolo cittadino regionale anche attraverso attività di educazione sanitaria, così come previsto dal codice deontologico degli infermieri».

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