La Nuova Sardegna

Sassari

Il Mercato perde i pezzi «Siamo abbandonati»

di Giovanni Bua
Il Mercato perde i pezzi «Siamo abbandonati»

Infiltrazioni, muffa nei muri, pannelli staccati e banchi sempre più vuoti Gli operatori: «Bene il trasferimento, ma bisogna arrivarci ancora vivi»

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SASSARI. Infiltrazioni nei muri, pannelli del soffitto che cadono, scale esterne sporche, come la piazza sovrastante, causa di molti dei mali. Umidità, muffa e una generale situazione di abbandono, acuita da metà degli stalli lasciati vuoti da attività chiuse per pensionamenti o limitazioni sanitarie, e mai rimpiazzate. Non c’è niente di nuovo nel nuovo mercato. Nemmeno la pioggia, che caduta copiosa in questo periodo, complici le caditoie superiori intasate dai rifiuti, ha di nuovo bagnato i muri e fatto saltare alcuni pannelli dell’opprimente controsoffitto.

Abbastanza per far circolare eloquenti video in facebook, fare arrivare una accorata denuncia di Michele Saba, segretario cittadino dei Riformatori: «Ogni giorno cade un pannello dal soffitto per gravi perdite causate molto probabilmente dalla mancata pulizia delle caditoie nella piazza sovrastante. L' acqua va sovente a finire nel riquadro elettrico. Un muro sta addirittura per crollare dall'umidità che si è venuta a creare. Il mercato continua ad avere problemi strutturali derivanti dal fatto che, a suo tempo, non sono minimamente stati sentiti gli operatori che vi lavorano. Il Comune deve intervenire». E, a stretto giro di ruota, le rassicurazioni dell’assessore al Lavori Pubblici Gianfranco Meazza: «E un problema di infiltrazioni che stiamo cercando di risolvere – spiega – purtroppo l’ennesimo in una struttura molto problematica».

«Il problema è proprio la struttura – attacca Antonio Tedde, dietro lo storico banco di verdura di famiglia dal 1982 – e la manutenzione, che andrebbe fatta soprattutto all’esterno, e in continuazione. Altrimenti l’aria decadente che già si respira a pieni polmoni terrà ancora di più la gente lontana. Ogni banco che chiude porta con sè i suoi clienti. E qui è tutta una questione di fidelizzazione, in questo momento abbiamo davvero poco altro da offrire di fronte a una concorrenza spietata della Gdo e una crisi economica che porta a cercare i prezzi più bassi e non una migliore qualità del prodotto».

«Il problema – sottolinea Alessandro Tanca dai banchi della sua pescheria – è che questo è un garage, non un mercato. Il mercato deve essere bello, accogliente, aperto, di passaggio. Sappiamo del progetto dell’amministrazione, bello. Ma ci abbiamo messo 20 anni per venire qui, temiamo ce ne vogliano altrettanti per andarcene. Nessuno di noi ha tutto questo tempo».

«Io sicuramente non lo vedrò – spiega Angelo Delogu, 50 anni dietro il suo banco del pesce – andrò in pensione tra due anni. Tutto è cambiato, la clientela, le esigenze. E il futuro della categoria dipende anche da noi. Servono aperture pomeridiane, nel week end, l’energia dei giovani, le loro idee e la loro voglia di rischiare. I banchi vanno riempiti. Dicono che aspettano il trasferimento per il bando, ma al trasferimento bisogna arrivarci vivi. E qui è sempre più difficile andare avanti. Spesso ci sentiamo soli, e non parlo di questa o di quella amministrazione. Ma del fatto che il nostro destino non sembra interessare a nessuno. Ma senza di noi il centro storico, e la città, non può rinascere».

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