Si lancia dalla finestra per sfuggire alla violenza
A giudizio l’uomo che avrebbe tentato di abusare di una 26enne. La Procura chiede un anno e 8 mesi
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SASSARI. In preda al terrore aveva scavalcato la finestra di un appartamento in una palazzina di Ossi e si era lanciata dal primo piano. Evidentemente non aveva intravisto altre possibilità per scappare da quell’uomo che, dopo averle puntato un coltello sull’addome, avrebbe tentato di violentarla. Lei, una 26enne originaria di Ittiri, aveva trovato rifugio nella casa di un vicino che aveva chiamato i carabinieri e il 118.
Per questo episodio è finito a processo un 44enne di Ossi, accusato di tentata violenza sessuale e lesioni. Ieri mattina, al termine della requisitoria, il pubblico ministero Enrica Angioni ha chiesto la condanna a un anno e otto mesi. Mentre l’avvocato Gianluigi Poddighe, che difende l’imputato insieme al collega Paolo Spano, ha sollecitato l’assoluzione puntando sull’assenza di credibilità e attendibilità della giovane che era stata chiamata a deporre. Il collegio presieduto da Mauro Pusceddu (a latere Giulia Tronci e Sergio De Luca) ha rinviato a fine maggio per la sentenza.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, il 44enne quel giorno «agì in maniera inaspettata e repentina bloccando la giovane fisicamente, nonché puntandole un coltello da cucina sull’addome mentre le stringeva il collo con l’altra mano (...)» costringendola «a subire atti sessuali trascinandola sul divano, saltandole addosso, tentando ripetutamente di baciarla sulla bocca», non riuscendo a concretizzare il suo piano «perché la donna lo aveva respinto con la forza ed era fuggita precipitosamente scavalcando la finestra e lanciandosi dall’appartamento al primo piano».
Ma questa versione dei fatti presentata dalla Procura ieri è stata smentita dai difensori del 44enne di Ossi i quali hanno puntato innanzitutto sul fatto che nessun testimone fosse presente. Tutto sarebbe accaduto al termine di una festicciola che era stata organizzata in quella casa. Secondo la difesa la deposizione della 26enne sarebbe stata «confusa, imprecisa, non organica. Ha ammesso di aver bevuto, ha detto di non ricordare l’ora né le persone che inizialmente sarebbero state presenti alla festa. E ha anche negato alcune circostanze che erano oggetto dell’accusa: il fatto di esser stata bloccata contro il muro, di esser stata spinta sul divano e che l’uomo avesse usato un coltello per obbligarla ad avere un rapporto». Per tutte queste ragioni gli avvocati hanno chiesto l’assoluzione del loro assistito. (na.co.)
Per questo episodio è finito a processo un 44enne di Ossi, accusato di tentata violenza sessuale e lesioni. Ieri mattina, al termine della requisitoria, il pubblico ministero Enrica Angioni ha chiesto la condanna a un anno e otto mesi. Mentre l’avvocato Gianluigi Poddighe, che difende l’imputato insieme al collega Paolo Spano, ha sollecitato l’assoluzione puntando sull’assenza di credibilità e attendibilità della giovane che era stata chiamata a deporre. Il collegio presieduto da Mauro Pusceddu (a latere Giulia Tronci e Sergio De Luca) ha rinviato a fine maggio per la sentenza.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, il 44enne quel giorno «agì in maniera inaspettata e repentina bloccando la giovane fisicamente, nonché puntandole un coltello da cucina sull’addome mentre le stringeva il collo con l’altra mano (...)» costringendola «a subire atti sessuali trascinandola sul divano, saltandole addosso, tentando ripetutamente di baciarla sulla bocca», non riuscendo a concretizzare il suo piano «perché la donna lo aveva respinto con la forza ed era fuggita precipitosamente scavalcando la finestra e lanciandosi dall’appartamento al primo piano».
Ma questa versione dei fatti presentata dalla Procura ieri è stata smentita dai difensori del 44enne di Ossi i quali hanno puntato innanzitutto sul fatto che nessun testimone fosse presente. Tutto sarebbe accaduto al termine di una festicciola che era stata organizzata in quella casa. Secondo la difesa la deposizione della 26enne sarebbe stata «confusa, imprecisa, non organica. Ha ammesso di aver bevuto, ha detto di non ricordare l’ora né le persone che inizialmente sarebbero state presenti alla festa. E ha anche negato alcune circostanze che erano oggetto dell’accusa: il fatto di esser stata bloccata contro il muro, di esser stata spinta sul divano e che l’uomo avesse usato un coltello per obbligarla ad avere un rapporto». Per tutte queste ragioni gli avvocati hanno chiesto l’assoluzione del loro assistito. (na.co.)
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