La Nuova Sardegna

Sassari

Una coltellata alla gola per gelosia

di Luigi Soriga
Una coltellata alla gola per gelosia

Architetto sassarese di 58 anni ha ferito la moglie con una taglierina: arrestato per tentato omicidio

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SASSARI. Le urla erano disperate, da raggelare il sangue. Una donna chiede aiuto, una ragazzina piange disperata. Max Turrini, fotografo, capisce che deve essere successo qualcosa di grave. Apre il portone di via Asproni 28 e corre su per le scale. Federico Salis e il padre Cosimo, assieme ad altri due amici, gettano per terra pinze e cacciaviti, entrano anche loro nel palazzo di corsa. Due rampe e arrivano al secondo piano, le grida si sentono ancora, provengono da dietro una porta. Max Turrini sferra dei pugni, «Aprite! Aprite!», e dopo qualche secondo la porta si spalanca. Viene fuori una donna, L.P., 46 anni, psichiatra, che si tiene la gola. Il sangue sgorga, e lei cerca di tamponare l’emorragia con le dita. «Aveva un taglio profondo – dice Max Turrini – per fortuna era laterale. La lama non le ha reciso la giugulare». La sequenza è irreale e inaspettata. Una ragazzina di 16 anni corre ad abbracciare la mamma sanguinante (i nomi dei genitori non vengono dati per tutelare la minore). I soccorritori restano choccati. Giusto il tempo di realizzare cosa stesse accadendo, che sullo sfondo compare il marito, A.M. 58 anni, architetto, con in mano una taglierina. I vestiti imbrattati di sangue, immobile, come se davanti ai suoi occhi ci fosse una scena da film. Federico e Cosimo Salis portano via la donna e la figlia giù per le scale, Max Turrini si avvicina all’uomo per sottrargli l’arma. È agitato, in un attimo si è reso conto di ciò che ha fatto. Rivolge contro di sé la lama, prova a recidersi la vena del polso sinistro. Il taglio è superficiale. Allora il fotografo gli va incontro e cerca di calmarlo. Lui posa la taglierina, minaccia di gettarsi dalla finestra, poi desiste. Comincia a camminare in silenzio per la stanza, la testa bassa, un cortocircuito di pensieri, è un uomo perso. Gli cade addosso tutta la gravità della momentanea follia, la consapevolezza improvvisa ha un peso specifico tale che non riesce più a stare in piedi. Ha appena tentato un omicidio, sa che verrà arrestato, che la sua vita da quel momento non sarà mai più la stessa. Si siede, poggia i gomiti sul tavolino. In quel momento è un essere rassegnato, arreso.

Le due donne, scortate, scendono velocemente le rampe di scale. Al piano di sotto, sul pianerottolo, c’è lo studio di un ginecologo. Il medico ha sentito le grida, era uscito per controllare. Quando ha visto che L.P. era zuppa di sangue, l’ha fatta entrare nell’ambulatorio. Ha preso del cotone e del disinfettante, ha medicato velocemente la ferita e poi tamponato l’emorragia.

In via Asproni si sentono le prime sirene. Sono quelle dei carabinieri, avvisati dalla ragazzina. Arrivano anche gli agenti della polizia municipale, perché diversi passanti hanno sentito le grida, la gente è assiepata davanti al palazzo, le auto si fermano in doppia fila. L’ambulanza del 118 parcheggia sul marciapiedi. I volontari caricano subito la donna e la trasportano al pronto soccorso. Non è in pericolo di vita, ma ha avuto molta fortuna. Se il fendente avesse colpito qualche centimetro più a destra, la rasoiata avrebbe reciso di netto la gola.

I medici si occupano anche del marito. Il taglio al polso è poco più di un graffio. I carabinieri possono accompagnarlo giù e poi caricarlo in macchina è portarlo nella caserma. L’uomo, in preda a un raptus di gelosia, dovrà rispondere dell’accusa di tentato omicidio. Non oppone alcuna resistenza, segue i militari con aria smarrita.



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