Poliziotti a giudizio, teste: non diedi soldi a Serra

In aula un amico dell’assistente capo delle volanti: «Per l’incidente fasullo lui non percepì un euro»

SASSARI. Va avanti il processo contro i tre poliziotti Gianluca Serra, Marco Fenu e Pier Franco Tanca nato dall’inchiesta per corruzione, favoreggiamento, peculato e falsità ideologica condotta dalla squadra mobile guidata all’epoca da Bibiana Pala, con la supervisione del sostituto procuratore Giovanni Porcheddu.

Ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Elena Meloni (a latere Valentina Nuvoli e Gian Paolo Piana), è stata centrale la testimonianza di Lorenzo Carboni, 51enne sassarese esperto in pratiche assicurative (che ha già patteggiato due anni con la sospensione condizionale) e amico del poliziotto Serra.

L’indagine partì quando nel 2013 proprio Carboni consegnò alla sua assicurazione una denuncia di sinistro stradale. Denuncia che era apparsa “sospetta” perché l’incidente era accaduto due anni prima e perché la dinamica non quadrava. Anche se c’era una relazione di servizio della polizia – datata 13 luglio 2011 e firmata da Gianluca Serra – a dare ragione a Carboni. L’assicurazione Groupama pagò e subito dopo attivò il suo servizio di investigazione privato. Così scoprì la truffa confezionata ad arte. L’8 agosto del 2016 le indagini avevano ricostruito un quadro fatto di intrecci tra spacciatori e un poliziotto che in cambio di “favori” avrebbe ottenuto soldi secondo gli inquirenti. In mezzo a tutto questo c’era l’assicurazione truffata attraverso «la falsificazione di elementi di prova relativi a incidenti stradali inesistenti». Per l’accusa Lorenzo Carboni si era attribuito la responsabilità di un sinistro nel quale sarebbe rimasto ferito Massimiliano Podda, 43 anni (anche lui ha testimoniato ieri in aula). In realtà Podda (che ha patteggiato e risarcito il danno all’assicurazione) si era procurato le ferite cadendo da solo dalla sua moto. Determinante per l’assicurazione fu la relazione di servizio siglata da Serra.

Ieri Carboni (assistito dall’avvocato Gabriele Satta) ha confermato che quella relazione fu lui a realizzarla materialmente e Serra la firmò. Ma per il sinistro fasullo Carboni non diede un solo euro al poliziotto, parte dei soldi fu invece consegnata al liquidatore della compagnia assicurativa. Il 51enne ha poi spiegato che con Serra erano amici di vecchia data e il poliziotto procurava clienti alla sua agenzia infortunistica. Sugli onorari che Carboni percepiva dai clienti riconosceva poi una piccola percentuale al poliziotto a titolo di provvigione. (na.co.)

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