Perizia sull’arma che uccise Alberto

Il pg Stefano Fiori ha chiesto di nominare un esperto balistico per analizzare la pistola calibro 22 usata da Lukas Saba

SASSARI. Un perito balistico analizzerà la pistola Derringer calibro 22 con cui il 5 aprile del 2019 Lukas Saba sparò al petto del suo amico Alberto Melone. Un colpo mortale, esploso al termine di un gioco finito in tragedia nel piccolo appartamento di piazza del Teatro ad Alghero dove i due - all’epoca 19enni - stavano trascorrendo la serata in compagnia di altri amici.

Lo hanno stabilito ieri mattina i giudici della corte d’Assise d’appello (presidente Maria Teresa Lupinu, a latere Plinia Azzena) in apertura del processo di secondo grado per omicidio volontario, accogliendo la richiesta del procuratore generale Stefano Fiori.

Saranno i carabinieri del Ris di Cagliari nel corso della prossima udienza, fissata per fine maggio, a individuare un esperto di armi che dovrà analizzare le caratteristiche della piccola pistola che Lukas la sera della tragedia aveva sottratto di nascosto al padre per farsi grande con gli amici. Il pg vuole che si accertino le caratteristiche del piccolo revolver, le modalità di caricamento e l’eventuale presenza ed efficienza della sicura.

Ieri mattina Lukas Saba era presente in aula insieme ai suoi difensori, gli avvocati Gabriele Satta e Pasquale Ramazzotti. I genitori della vittima, Antonello Melone e Mariella Alivesi, si erano costituiti parte civile con gli avvocati Francesco Carboni, Nicola Satta e Gavinuccia Arca. A luglio dello scorso anno il giudice dell’udienza preliminare Michele Contini aveva condannato Lukas in primo grado a quindici anni e quattro mesi di reclusione.

Il giovane, che sta scontando la pena agli arresti domiciliari nella comunità di recupero “S’Aspru” di Siligo, aveva spiegato prima ai carabinieri e poi ai giudici di aver puntato la pistola all’amico per gioco e di aver creduto che fosse scarica.

Il colpo partito dalla pistola che impugnava Lukas Saba aveva perforato prima lo sterno di Alberto Melone, poi la trachea e l’esofago per fermarsi nell’aorta, provocando una gravissima emorragia che aveva portato il giovane alla morte in pochissimi minuti.

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