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Sassari

Maestra perseguitata il pm: «Tre anni al bidello»

di Nadia Cossu
Maestra perseguitata il pm: «Tre anni al bidello»

L’uomo avrebbe divulgato centinaia di volantini volgari con l’identità della donna È accusato poi di averle incendiato l’auto e di aver minacciato di morte lei e i figli

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SASSARI. Tanti elementi che messi insieme formerebbero – per l’accusa e per la parte civile – la prova certa della colpevolezza dell’imputato. E per questo nei suoi confronti il pubblico ministero Andrea Giganti ha chiesto la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione.

Il processo che si avvia a conclusione è quello contro il bidello di Sorso Agostino Pinna finito nei guai per aver perseguitato un’insegnante della scuola elementare del paese dove entrambi lavoravano. I due si conoscevano bene tanto che l’imputato aveva anche cresimato uno dei figli della donna. Poi a un certo punto il matrimonio di lei era entrato in crisi e alla maestra era capitato di confidarsi più volte con quell’uomo che considerava uno di famiglia. Lui l’aveva ascoltata, persino confortata. Poi la svolta e l’inizio dell’incubo. La donna si era infatti invaghita di un altro uomo e aveva cominciato anche a frequentarlo. Secondo la ricostruzione dell’accusa e della parte civile Pinna avrebbe provato molto più che un sentimento di amicizia per la donna e quando si rese conto di non essere ricambiato e ancor più che c’era un altro uomo a ostacolare le sue “ambizioni” verso la maestra, avrebbe deciso di vendicarsi realizzando e poi diffondendo nelle strade di Sorso e anche di Sassari centinaia di volantini con insulti e offese volgari verso l’insegnante, con tanto di nome, cognome, numero di telefono. Persino prospettando la disponibilità della donna a prestazioni sessuali a pagamento. Biglietti che sarebbero stati lasciati anche nel cortile della scuola frequentata dai figli di lei. Gli inquirenti avevano acquisito un video che mostrava una persona lanciare questi volantini dal finestrino di un’auto. Che, manco a farlo apposta, è uguale a quella di proprietà del bidello.

Questo e altri sarebbero gli elementi chiave che per il pubblico ministero valgono una condanna e che per l’avvocato Marongiu inquadrerebbero il profilo dell’imputato come quello dello «stalker rifiutato». Il legale ha chiesto a titolo di risarcimento una provvisionale di 20mila euro a favore della sua cliente e di 10mila euro a testa per i due figli. Nel processo si è costituito parte civile con l’avvocato Pietro Piras anche il compagno della donna – a sua volta fatto oggetto di atti persecutori da parte dell’imputato e menzionato nei famosi volantini – anche per lui è stato chiesto il pagamento di una provvisionale da diecimila euro.

Oltre ai volantini c’erano anche i messaggi sul telefonino e le pesantissime minacce di morte. «Il primo gennaio del 2018 mi augurò un anno “esplosivo” – aveva raccontato in aula la vittima – Minacciò di far saltare in aria la mia casa e quelle dei miei genitori e del mio nuovo compagno». In precedenza era stato anche più esplicito: «Mi scrisse che mi avrebbe lanciato giù dal ponte, che mi avrebbe buttato l’acido addosso e che sarei andata a fuoco insieme alla mia macchina». Cosa che peraltro avvenne. Pinna deve infatti rispondere anche di danneggiamento perché accusato di aver incendiato la macchina della maestra che era parcheggiata fuori dalla scuola. E poi ci sarebbero le lettere anonime recapitate ai genitori della vittima che lui considerava “colpevoli di aver cresciuto una donna che faceva di tutto e di più con gli uomini”. «È stato allora – aveva raccontato l’insegnante al giudice Elena Meloni – che ho riconosciuto la scrittura del padrino di mio figlio, la stessa che compariva nei biglietti di auguri che gli mandava per il compleanno». A fine mese la parola passerà all’avvocato della difesa Marco Palmieri. Poi la sentenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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