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Sassari

Pugni all’autista dell’ambulanza, due a giudizio

Pugni all’autista dell’ambulanza, due a giudizio

Imputati di lesioni il padre e il nonno di un bambino di 2 anni rimasto coinvolto in un incidente stradale

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SASSARI. Sono stati rinviati a giudizio per lesioni, violenza a pubblico ufficiale e minaccia perché accusati di aver aggredito – a ottobre del 2015 – gli operatori dell’ambulanza intervenuta in un incidente stradale. L’autista del mezzo di soccorso, colpito con alcuni pugni sul volto, era finito in ospedale con la faccia gonfia: i medici dopo una serie di accertamenti gli avevano assegnato venti giorni di cure. I due imputati sono rispettivamente padre e nonno di un bambino che all’epoca aveva due anni e che era rimasto ferito in modo non grave nell’incidente stradale a bordo dell’auto guidata dalla mamma.

L’episodio era accaduto a Sassari all’altezza della rotatoria di via Papa Giovanni XXIII. Due le auto coinvolte nel sinistro e due le persone che avevano riportato ferite lievi: una madre e il suo bambino. Era intervenuto un mezzo della Croce Blu, gli operatori avevano accertato che i due non erano gravi. Avevano quindi avvisato la centrale operativa del 118 che aveva detto loro di attendere l’arrivo della seconda ambulanza, considerato che il conducente dell’altra macchina coinvolta nell’incidente, lamentava dolori.

La prima ambulanza non poteva quindi abbandonarlo senza assistenza, era obbligata ad attendere rinforzi. Nel frattempo erano stati anche contattati gli agenti della polizia locale che avevano raggiunto la rotatoria. Improvvisamente padre e nonno del bambino – stando al racconto dei testimoni presenti allora sul posto – avrebbero cominciato a inveire contro i soccorritori della Croce Blu sostenendo che dovessero accompagnare il piccolo in ospedale anziché «perdere tempo». L’equipaggio aveva spiegato loro che avevano l’obbligo di aspettare l’arrivo dell’altra ambulanza e che in ogni caso il bambino non stava male, visto che a una prima visita non mostrava alcun sintomo preoccupante. E allora era scoppiato il finimondo. I due avrebbero aggredito l’autista dell’ambulanza: «Uno lo teneva fermo e l’altro lo picchiava» avevano raccontato i testimoni. I vigili urbani avevano fortunatamente fatto in tempo a bloccarli.

In seguito il più giovane, saputo della denuncia nei suoi confronti, aveva chiamato al telefono l’autista della Croce Blu (parte civile nel processo con l’avvocato Patrizia Marcori) e gli aveva intimato di andare in questura per ritirare la querela «altrimenti la cosa finisce male». Da qui la contestazione, solo a suo carico, del reato di minaccia. (na.co.)

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