La Nuova Sardegna

Sassari

Presunti abusi nel resort nuove accuse per Diana

di Nadia Cossu
Presunti abusi nel resort nuove accuse per Diana

Al sindaco di Stintino e ad altri dieci imputati contestate ulteriori violazioni Nell’integrazione della Procura il mancato rispetto delle prescrizioni del Pai 

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STINTINO. Era approdata lo scorso marzo davanti al gup di Sassari con delle contestazioni ben precise in materia ambientale a carico di undici imputati (tra cui il sindaco di Stintino Antonio Diana) l’inchiesta della Procura sui presunti abusi nell’esclusivo resort agrituristico “309 Le Saline”.

A ottobre del 2018 erano scattati i sigilli perché secondo il pm Mario Leo nel costruire la struttura ricettiva – a poche centinaia di metri dalla meravigliosa spiaggia stintinese e di cui, insieme ad altri tre soci, è proprietario anche il sindaco Antonio Diana – non erano state rispettate le direttive regionali in materia di zone agricole. La Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per il primo cittadino e altre dieci persone, tra progettisti, costruttori e tecnici comunali. Ieri mattina, nell’udienza preliminare davanti al giudice Carmela Rita Serra, il pm Leo ha contestato nuove accuse agli imputati integrando l’originario capo di imputazione e in particolare individuando come norma violata la legge regionale numero 8 del 2015 e non più e solo un provvedimento amministrativo. L’integrazione più corposa riguarda la presunta violazione «delle prescrizioni previste per gli interventi all’interno di un’area compresa nel Piano di gestione del rischio da alluvione e del Piano di assetto idrogeologico – sostiene il pm – in quanto soggetta a pericolosità da inondazione costiera, il cui rispetto non veniva né affrontato in fase progettuale né disciplinato e aggiornato nel Puc comunale, come prescritto, in violazione delle norme che disciplinano l’uso delle zone a pericolosità da inondazione costiera e in violazione del Pai, sulla base del quale i Comuni sono tenuti ad aggiornare immediatamente i piani di emergenza comunali e intercomunali redatti (...) relativi al rischio idraulico e idrogeologico sulla base delle risultanze della perimetrazione vigente».

Gli avvocati della difesa Gabriela Pinna Nossai, Sebastiano Chironi, Ivano Iai, Giuseppe Conti, Danilo Mattana e Giuseppe Masala hanno chiesto i termini a difesa e l’udienza è stata rinviata a giugno.

Il sequestro preventivo del resort era stato firmato dal gip il 9 luglio del 2018. Nove stanze, piscina e 5000 metri quadri di giardino tirati su dalla Logos Srl. Il rinvio a giudizio è stato chiesto anche per il progettista, l’ingegnere Antonio Fraghì. Nell’inchiesta erano finiti inoltre, in qualità di committenti dei lavori, insieme al sindaco Diana, Annalisa Scano, Angelo Maria Solinas e Giuseppe Antonio Denegri. Con loro i costruttori Gavino Diana, Fausto Angelo Maddau e Alberto Diana, oltre al responsabile del Suape di Stintino Agostino Pilo, il responsabile del Servizio tecnico 2 del Comune Giuseppe Mundula e quello del procedimento relativo all’autorizzazione Suape Maurizio Loriga.

Il nodo cruciale è la grandezza del terreno necessaria per l’edificazione della struttura, tre ettari, che secondo la normativa del 1994 doveva essere in lotto unico, nel Dprg del 2012 permetteva anche la presenza di terreni contigui anche se separati, per poi tornare al lotto unico nel 2015. E proprio su queste variazioni si basa la difesa della Logos. La Procura le contesta di non aver rispettato la direttiva regionale in materia di zone agricole e di aver costruito la struttura ricettiva su un lotto inferiore ai tre ettari. La società ha invece sostenuto che la struttura era stata costruita su un lotto di 1,1 ettari e con la cubatura consentita per quella superficie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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