Il viso riflesso sull’auto non era dell’imputato assolto un 24enne
di Nadia Cossu
Un bonorvese era accusato di aver rubato una Yamaha R6 Una telecamera riprese il ladro attraverso un finestrino
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SASSARI. A incastrarlo, secondo l’accusa, sarebbe stato il riflesso del suo viso apparso sul finestrino di una macchina che era parcheggiata davanti alla telecamera di un centro estetico. Questo perché quando i carabinieri erano andati a cercare e poi visionare le registrazioni per capire chi avesse rubato a un giovane di Codrongianos la moto da strada Yamaha R6, avevano notato alcuni particolari: un viso riflesso su un finestrino, la corporatura e l’abbigliamento. Per il vero indumenti maschili abbastanza comuni.
Una serie di elementi che ha fatto finire un 24enne di Bonorva a processo per furto aggravato, per via del fatto che la due ruote si trovasse parcheggiata sulla pubblica via. Ieri mattina, al termine della requisitoria, il pubblico ministero Ilaria Achenza ha chiesto la condanna dell’imputato a quattro mesi di reclusione. L’avvocato difensore Agostinangelo Marras nella discussione ha insistito sull’assenza di prove a carico del suo assistito. Che infatti è stato assolto.
Tra le altre cose il legale ha sottolineato come un’immagine riflessa su un vetro non possa assolutamente essere considerata una prova attendibile, perché lineamenti e tratti somatici sarebbero camuffati e confusi.
La persona immortalata dalla telecamera esaminata dagli inquirenti, così come era emerso dal verbale di denuncia dei carabinieri, indossava un paio di jeans, un piumino blu, «aveva una corporatura normale, cappuccio sulla testa e viso parzialmente visibile nei primi fotogrammi. Si reca in direzione della moto parcheggiata – era questa la ricostruzione – non visibile direttamente dalla videocamera, ma dal riflesso del finestrino di un veicolo parcheggiato di fronte alla videocamera...».
Tutte indicazioni, compreso l’abbigliamento – «che la gran parte dei giovani indossa» aveva spiegato il legale – che la difesa ha ritenuto inconsistenti per stabilire la responsabilità certa del 24enne.
Il giudice Elena Barmina, accogliendo la richiesta dell’avvocato Marras, ha assolto l’imputato “per non aver commesso il fatto”.
Una serie di elementi che ha fatto finire un 24enne di Bonorva a processo per furto aggravato, per via del fatto che la due ruote si trovasse parcheggiata sulla pubblica via. Ieri mattina, al termine della requisitoria, il pubblico ministero Ilaria Achenza ha chiesto la condanna dell’imputato a quattro mesi di reclusione. L’avvocato difensore Agostinangelo Marras nella discussione ha insistito sull’assenza di prove a carico del suo assistito. Che infatti è stato assolto.
Tra le altre cose il legale ha sottolineato come un’immagine riflessa su un vetro non possa assolutamente essere considerata una prova attendibile, perché lineamenti e tratti somatici sarebbero camuffati e confusi.
La persona immortalata dalla telecamera esaminata dagli inquirenti, così come era emerso dal verbale di denuncia dei carabinieri, indossava un paio di jeans, un piumino blu, «aveva una corporatura normale, cappuccio sulla testa e viso parzialmente visibile nei primi fotogrammi. Si reca in direzione della moto parcheggiata – era questa la ricostruzione – non visibile direttamente dalla videocamera, ma dal riflesso del finestrino di un veicolo parcheggiato di fronte alla videocamera...».
Tutte indicazioni, compreso l’abbigliamento – «che la gran parte dei giovani indossa» aveva spiegato il legale – che la difesa ha ritenuto inconsistenti per stabilire la responsabilità certa del 24enne.
Il giudice Elena Barmina, accogliendo la richiesta dell’avvocato Marras, ha assolto l’imputato “per non aver commesso il fatto”.
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