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Sassari

La canna da pesca non è... minacciosa

di Nadia Cossu
La canna da pesca non è... minacciosa

Ozieri. Assolto 53enne accusato da una vicina di casa Cade imputazione di porto abusivo. Lui: «Mi ha diffamato»

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OZIERI. Era finito a processo per minaccia aggravata e porto abusivo di canna da pesca in seguito alla denuncia di una vicina di casa. L’uomo, un 53enne di Ozieri, avrebbe – come si legge nella richiesta di decreto penale di condanna – «minacciato la vicina armeggiando nell’area di parcheggio dell’abitato cittadino con una canna da pesca munita di lenza e amo e dicendole: “Non avete capito che ve ne dovete andare”... “ricordati che tu per rincasare devi passare davanti al mio portone”, ripetendolo più volte e alla richiesta della donna se fosse una minaccia, rispondendo di sì per poi aggiungere, sempre con tono minaccioso: “Prova a chiamare i carabinieri”».

Rapporti tesi di vicinato approdati in un’aula di tribunale dove ieri il giudice Antonietta Crobu ha assolto l’imputato accogliendo la richiesta dell’avvocato difensore Patrizia Marcori.

I fatti risalgono a gennaio del 2017 quando una 48enne si era presentata alla stazione dei carabinieri di Buddusò per denunciare un fatto avvenuto pochi giorni prima a Ozieri. Aveva cioè raccontato ai militari che in seguito a una sua richiesta di spostarsi dal parcheggio «in quanto effettuava degli esercizi con la canna da pesca tale da rendere pericoloso il passaggio alle persone a causa dell’amo», l’imputato le avrebbe risposto «che faceva quello che voleva e faceva tutto anche se era stato precedentemente avvisato dai carabinieri che non poteva continuare ad avere una condotta nociva nei confronti dei vicini». A quel punto la donna gli avrebbe chiesto il perché di quei dispetti e lui avrebbe risposto con le presunte frasi minacciose riportate nel decreto penale di condanna cui si era opposta l’avvocato Marcori con richiesta di giudizio immediato. Durante il processo la 48enne ha confermato di essersi sentita minacciata. L’imputato, da parte sua, ha respinto tutte le accuse e ha riferito di aver denunciato per diffamazione la donna che lo aveva accusato di essere uno stalker «in quanto a suo dire la importunavo con messaggi e telefonate. Tutto falso». Ha anche aggiunto che i rapporti si erano deteriorati «quando fui incaricato dall’amministratore condominiale di predisporre gli stalli dei parcheggi all’interno del cortile e in quell’occasione la vicina mi accusò di averle sporcato con della vernice le ruote della macchina. Anche in questo caso l’accusa era falsa perché fu lei stessa a imbrattarsi le ruote nonostante avessi delimitato gli spazi con delle tavole di legno». Quanto alla canna da pesca il 53enne ha spiegato: «Stavo rientrando da una battuta di pesca al lago e mentre portavo fuori l’attrezzatura fui apostrofato come un “cogl....” e aggiunsero: “qui non siamo in un fiume”. Raccolsi la provocazione e rientrai a casa».

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