La marchesa raggirata tutti i numeri della truffa
di Nadia Cossu
Imputati l’ex preside Gosmino e sua figlia. Ricavi non dichiarati per 670mila euro Sequestrati 115 beni immobili e 31 rapporti finanziari per oltre tre milioni di euro
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Ricavi non dichiarati (provenienti dalle locazioni di diverse proprietà immobiliari) per oltre 670mila euro, 31 rapporti finanziari (tra conti correnti, depositi titoli, carte di credito, carte di debito, dossier titoli) attivi in otto diversi istituti di credito e 115 beni immobili tra Sardegna, Liguria e Piemonte. Per un totale complessivo di tre milioni di euro.
La guardia di finanza di Alghero – coordinata dal comando provinciale di Sassari – ha reso noti i dettagli della complessa indagine che lo scorso marzo ha portato al rinvio a giudizio di Rodolfo Gosmino, commercialista sassarese di 75 anni, ex preside dell’istituto alberghiero di Alghero, e di sua figlia di 30 anni Giulia Irene per truffa aggravata. I due avrebbero raggirato – questa l’ipotesi della Procura – Ernestina Tacchino Zoagli, ricca marchesa algherese deceduta di recente all’età di 97 anni.
Gosmino, secondo la ricostruzione investigativa delle fiamme gialle, si sarebbe impadronito dei beni della marchesa proponendole la creazione di una fondazione onlus con la quale sostenere i giovani scrittori, bravi ma senza un soldo. E la “Fondazione Ernestina Zoagli” venne effettivamente istituita ma le leve del comando sarebbero state nelle mani di Rodolfo Gosmino. Che, sempre secondo le indagini, isolando l’anziana e impedendole i contatti con altre persone, aveva potuto ottenere la presidenza della fondazione. Un raggiro che alla nobildonna sarebbe costato l’intero patrimonio, circa tre milioni di euro, e che l’avrebbe costretta a vivere in reali ristrettezze economiche, come aveva spiegato lei stessa nella denuncia presentata alla magistratura quando aveva detto di avere «una rendita mensile compresa fra i seimila e gli ottomila euro, e devo vivere con 150 euro al mese».
L’indagine, come hanno spiegato i finanzieri, era partita «da due verifiche fiscali condotte rispettivamente nei confronti di una Fondazione senza scopo di lucro di Alghero e del suo rappresentante legale, attenzionati dai finanzieri in virtù di forti dubbi riguardanti diverse proprietà immobiliari dalle quali entrambi traevano profitto mediante locazioni, in larga parte irregolari». Il riferimento è proprio alla Fondazione Zoagli e l’attività fiscale si concluse con l’accertamento di ricavi non dichiarati per quasi 700mila euro.
Gli accertamenti bancari effettuati sui conti correnti intestati a Gosmino e alla figlia «permettevano di evidenziare alla Procura della Repubblica una ulteriore frode ai danni dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) essendo i due imputati riusciti a ottenere premi comunitari per oltre 50mila euro, accreditati sui propri conti correnti personali». Per tre dipendenti dell’Agenzia, finiti sotto inchiesta per falso, il giudice ha deciso per il non luogo a procedere. Un quadro probatorio talmente rilevante da determinare il sequestro dei 31 rapporti finanziari e, a conclusione delle indagini, la richiesta di rinvio a giudizio per truffa, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità in scrittura privata e falsità commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
Il processo a carico dei due inizierà a luglio. Rodolfo Gosmino (assistito dall’avvocato Nicola Lucchi) ha sempre respinto le accuse: «Ho operato nella più assoluta correttezza – aveva detto al gup Antonello Spanu che lo ha poi rinviato a giudizio – Anzi, ho fatto di più: ho incrementato il patrimonio della marchesa. Contro di me solo calunnie».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La guardia di finanza di Alghero – coordinata dal comando provinciale di Sassari – ha reso noti i dettagli della complessa indagine che lo scorso marzo ha portato al rinvio a giudizio di Rodolfo Gosmino, commercialista sassarese di 75 anni, ex preside dell’istituto alberghiero di Alghero, e di sua figlia di 30 anni Giulia Irene per truffa aggravata. I due avrebbero raggirato – questa l’ipotesi della Procura – Ernestina Tacchino Zoagli, ricca marchesa algherese deceduta di recente all’età di 97 anni.
Gosmino, secondo la ricostruzione investigativa delle fiamme gialle, si sarebbe impadronito dei beni della marchesa proponendole la creazione di una fondazione onlus con la quale sostenere i giovani scrittori, bravi ma senza un soldo. E la “Fondazione Ernestina Zoagli” venne effettivamente istituita ma le leve del comando sarebbero state nelle mani di Rodolfo Gosmino. Che, sempre secondo le indagini, isolando l’anziana e impedendole i contatti con altre persone, aveva potuto ottenere la presidenza della fondazione. Un raggiro che alla nobildonna sarebbe costato l’intero patrimonio, circa tre milioni di euro, e che l’avrebbe costretta a vivere in reali ristrettezze economiche, come aveva spiegato lei stessa nella denuncia presentata alla magistratura quando aveva detto di avere «una rendita mensile compresa fra i seimila e gli ottomila euro, e devo vivere con 150 euro al mese».
L’indagine, come hanno spiegato i finanzieri, era partita «da due verifiche fiscali condotte rispettivamente nei confronti di una Fondazione senza scopo di lucro di Alghero e del suo rappresentante legale, attenzionati dai finanzieri in virtù di forti dubbi riguardanti diverse proprietà immobiliari dalle quali entrambi traevano profitto mediante locazioni, in larga parte irregolari». Il riferimento è proprio alla Fondazione Zoagli e l’attività fiscale si concluse con l’accertamento di ricavi non dichiarati per quasi 700mila euro.
Gli accertamenti bancari effettuati sui conti correnti intestati a Gosmino e alla figlia «permettevano di evidenziare alla Procura della Repubblica una ulteriore frode ai danni dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) essendo i due imputati riusciti a ottenere premi comunitari per oltre 50mila euro, accreditati sui propri conti correnti personali». Per tre dipendenti dell’Agenzia, finiti sotto inchiesta per falso, il giudice ha deciso per il non luogo a procedere. Un quadro probatorio talmente rilevante da determinare il sequestro dei 31 rapporti finanziari e, a conclusione delle indagini, la richiesta di rinvio a giudizio per truffa, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità in scrittura privata e falsità commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
Il processo a carico dei due inizierà a luglio. Rodolfo Gosmino (assistito dall’avvocato Nicola Lucchi) ha sempre respinto le accuse: «Ho operato nella più assoluta correttezza – aveva detto al gup Antonello Spanu che lo ha poi rinviato a giudizio – Anzi, ho fatto di più: ho incrementato il patrimonio della marchesa. Contro di me solo calunnie».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
