Portò il telefonino a un detenuto: cappellano arrestato

L’episodio nel carcere di Alghero, il sacerdote ai domiciliari  Il vicario: «Sconcerto e dolore, piena fiducia nella giustizia»

SASSARI. Arresti domiciliari per don Mario Chessa, fino a qualche settimana fa cappellano del carcere di Alghero. La misura cautelare gli è stata notificata ieri a conclusione delle indagini svolte dagli agenti della polizia penitenziaria del reparto di Alghero in collaborazione con il Nucleo investigativo e sotto la direzione del sostituto procuratore della Repubblica di Sassari Lara Senatore. Il sacerdote è accusato di avere introdotto nella casa circondariale un telefonino e di averlo consegnato a un detenuto. Una azione che sarebbe stata ripetuta anche con altri oggetti non consentiti dal regolamento. L’ordinanza di custodia cautelare è stata notificata in carcere anche al detenuto che avrebbe ricevuto i favori da parte del cappellano e che a sua volte si sarebbe adoperato per distribuire il materiale ad altri reclusi. Diversi quelli trasferiti.

L’attività investigativa era cominciata la scorsa estate dopo la scoperta - durante la perquisizione in una cella - di un telefonino che era stato sequestrato. Dopo una serie di servizi di osservazione e lo sviluppo di attività tecniche mirate, con l’obiettivo di fare chiarezza sulle modalità di introduzione in carcere di telefonini e altri oggetti, e soprattutto per garantire i livelli di sicurezza necessari, gli investigatori della polizia penitenziaria hanno scoperto il “canale” utilizzato per le consegne direttamente in carcere. La polizia penitenziaria avrebbe raccolto gli elementi per stabilire che il telefonino ma anche gli altri oggetti non consentiti erano stati recapitati dal cappellano del carcere di Alghero. Il sacerdote - secondo gli investigatori - avrebbe profittato del proprio ruolo per eludere i controlli di rito e per portare in carcere senza particolari problemi sia il telefonino che gli oggetti repertati. Una operazione che sarebbe avvenuta «in cambio di interessenze di varia natura con i detenuti», secondo quando riportato ieri nella nota ufficiale diffusa dalla polizia penitenziaria. Come contropartita - stando alla risultanze delle indagini - il detenuto avrebbe ricevuto in cambio denaro (e altre utilità) per se e per il cappellano

Nel corso del lavoro investigativo, gli agenti della polizia penitenziaria avrebbero ricevuto massima collaborazione dal vescovo di Alghero (specie nelle fasi conclusive delle indagini ) e al pieno supporto della direzione della casa di reclusione di Alghero e del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria. Quando hanno scoperto che a introdurre in carcere gli oggetti era stato il cappellano, gli investigatori non hanno nascosto la loro sorpresa. Don Mario Ildefonso Chessa, ittirese, un passato nelle file di Lotta Continua, poi la conversione: monaco benedettino, ordinato sacerdote dal cardinale Biffi, parroco di Santa Maria La Palma. Il vicario. Il vicario generale della Diocesi di Alghero-Bosa monsignor Giuseppe Curcu ha affermato che «l’arresto di don Mario Chessa ha destato comprensibile sconcerto in tutta la nostra Chiesa e in particolare nella Comunità parrocchiale che guida da vari anni». E ha sottolineato che «il vescovo e tutto il presbiterio esprimono fraterna e solidale vicinanza al confratello che soffre e, certamente, vive ora momenti di particolare disagio e difficoltà». Nel confermare piena fiducia nella magistratura e negli inquirenti che lavorano per la tutela di tutti e di ciascuno, «affidiamo al Signore questa situazione di prova e di dolore nella speranza che tutto possa compiersi in verità e giustizia». (g.baz.)

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