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Sassari

Delitto di Ittireddu, le motivazioni dell'ergastolo: «Il disonore vendicato sotto gli occhi della madre»

di Nadia Cossu
Delitto di Ittireddu, le motivazioni dell'ergastolo: «Il disonore vendicato sotto gli occhi della madre»

Unali avrebbe scelto di uccidere l’amante della figlia davanti a casa dell’anziana. I giudici: accecato dall’odio per lo scandalo di quella relazione sulla bocca di tutti

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SASSARI. Ucciso alle 19.07 davanti alla porta di casa, «sotto gli occhi della madre». Quella stessa madre «che gli aveva appena preparato la minestrina e lo stava aspettando per la cena (...)».

L’assassino – il 15 dicembre del 2016 – avrebbe potuto ammazzare l’operaio di 37 anni Alessio Ara in campagna, dove andava ogni giorno, lontano da tutto e tutti, magari all’alba. E invece ha scelto di ucciderlo nel suo paese, a Ittireddu, di sera, in una via abitata da tante famiglie. «Ostentata sfrontatezza e tracotanza» giustificabili solo con l’irrefrenabile bisogno di rispondere a una grave offesa: quella del tradimento. Da qui la decisione di eliminare la vittima «sotto gli occhi di sua madre spargendo davanti alla sua casa il sangue della vendetta».

Nelle motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo per l’allevatore di Mores Vincenzo Unali – accusato dell’omicidio di Ara – la corte d’assise di Sassari descrive con dovizia di particolari il contesto socio-familiare nel quale è maturato il delitto. Delinea la personalità dell’uomo che i giudici di primo grado considerano il killer del 37enne, ne individua il movente e, sulla base delle risultanze processuali, ne smonta l’alibi.

Fin dall’avvio dell’attività investigativa – condotta dai carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo di Sassari coordinati dal sostituto procuratore Giovanni Porcheddu – era emerso chiaramente il movente dell’omicidio. Vincenzo Unali sarebbe infatti venuto a sapere che sua figlia Piera, madre di un bimbo di tre anni e già fidanzata con Costantino Saba, avrebbe intrapreso una relazione con la vittima, Alessio Ara. «Una relazione clandestina – scrive il giudice estensore Giuseppe Grotteria – svelata da intercettazioni. Non un amore platonico, ma un amore completo “di cui tutto il mondo si stava accorgendo” (così aveva confidato Ara a una cara amica ndc). Piera ne ha sempre negato l’evidenza ma l’evidenza basta a se stessa, si dimostra da sè» si legge nelle motivazioni. A voler intendere che in tanti erano a conoscenza degli “incontri segreti” tra i due. La loro storia era di dominio pubblico e a un certo punto la donna avrebbe deciso di raccontare tutto al padre. Ed è sempre lo stesso Alessio Ara a riferire questo particolare all’amica. La conversazione era stata intercettata nell’ambito di una indagine precedente che non coinvolgeva direttamente l’operaio. In questa telefonata la vittima aveva detto che, quello di confidarsi con il genitore, era stato «il più grosso errore che Piera potesse fare. Perché per Vincenzo Unali i tradimenti non esistono, quindi non avrebbe accettato un tradimento». Cioè a dire che l’oltraggio patito sarebbe stato prima o poi vendicato.

C’era poi quello che la corte chiama “il danno economico”. Oltre alla beffa della storia clandestina bisognava fare i conti con gli affari di famiglia. «Nel contesto in cui è maturato il delitto – scrive il giudice – non era di secondaria importanza che l’imputato fosse legato al Saba (compagno della figlia ndc) anche da stretti rapporti d’affari che, tra l’altro, avrebbero consentito a Piera, in relazione ai terreni che il Saba le aveva ceduto in affitto, di ottenere vantaggi economici che, nel triennio 2017/2019 si concretavano nel ricevimento della somma di oltre 57mila euro». Mentre Alessio era un semplice operaio che lavorava alla giornata e non avrebbe, secondo la visione dell’imputato, potuto garantire alla ragazza – e alla sua famiglia – una stabilità economica. Era così «subentrato l’odio per Ara che ha motivato il successivo comportamento vendicativo e distruttivo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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