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Sassari, assolto dopo 5 anni per due metri quadri di soffitto in più

Nadia Cossu
Sassari, assolto dopo 5 anni per due metri quadri di soffitto in più

Un imprenditore accusato di aver ampliato una soffitta in una palazzina liberty. La difesa: la copertura era preesistente

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SASSARI. Poco più di due metri quadri di contestato abuso edilizio approdati in un’aula di tribunale. Il costruttore e proprietario dell’immobile – una palazzina stile liberty in via Nizza a Sassari – rinviato a giudizio. Un processo durato cinque anni che ora si è concluso con l’assoluzione dell’imputato da parte del giudice Anna Pintore. Perché il dibattimento avrebbe accertato che il contestato ampliamento della soffitta di quell’edificio non costituiva in realtà un abuso.

Per arrivare al verdetto che ha scagionato Antonello Vacca c’è voluto un lunghissimo calendario di udienze e corpose liste di testimoni sia del pubblico ministero che della difesa.

Tutto aveva avuto origine dalla denuncia di una persona che abita nella stessa via in cui si trova la palazzina finita sotto accusa. In seguito a questa segnalazione il Controllo edilizio della polizia locale di Sassari aveva svolto alcuni accertamenti che erano sfociati in una denuncia dell’imprenditore. «Per avere – scriveva così nel dettaglio il pubblico ministero – ampliato un soffitto realizzando nella zona adiacente al vano scala, rivolta al cortile interno, un volume ulteriore di circa 4,39 metri cubi (corrispondenti a circa 2,60 metri quadrati ndc) realizzando un volume che non figurava nella Scia presentata (ossia la Segnalazione certificata di inizio attività) che in precedenza risultava scoperta (...)».

Durante il processo sono stati sentiti numerosi testimoni e sono state esibite diverse prove documentali attraverso le quali l’avvocato difensore Pierluigi Carta ha cercato di smontare le accuse per arrivare, il giorno della discussione, a chiedere l’assoluzione piena del proprio assistito. Nessun abuso edilizio – aveva sostenuto il legale – perché quel tetto sarebbe stato preesistente come copertura del vano condominiale.

Il pubblico ministero Paola Manunza al termine della requisitoria aveva invece chiesto la condanna di Vacca a due mesi di reclusione. La sentenza del giudice Pintore è andata a favore dell’imputato ma bisognerà attendere le motivazioni per capire sulla base di quali argomentazioni è stato costruito il verdetto.

Certamente non può non far discutere che in una città che ha conosciuto – e conosce – abusi edilizi (o presunti tali) di ben altra portata, finiscano nelle stanze del palazzo di giustizia di via Roma due metri quadri e sessanta di ampliamento di una soffitta. E che passino quasi sei anni per vedere scritta la parola fine nella vicenda giudiziaria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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