Due città unite dai Protomartiri

Ieri la solenne concelebrazione in Basilica e consegna delle chiavi tra i sindaci Mulas e Campus

PORTO TORRES. La solenne concelebrazione eucaristica di ieri mattina nella millenaria chiesa romanica, presieduta da monsignor Antonio Tamponi, vicario generale della Diocesi di Sassari, è stata l’atto conclusivo della Festha Manna dedicata al cammino spirituale dei Santi Martiri Gavino, Proto e Gianuario. L’arcivescovo Gian Franco Saba non ha potuto essere presente all’ultima cerimonia, perché convocato a Roma da Papa Francesco per partecipare all'assemblea generale della Conferenza episcopale italiana che si concluderà giovedì.

Prima della messa – animata dalle voci del coro parrocchiale della Basilica e dai Cantori della Resurrezione – il rituale dell’arrivo in Basilica di tutti i canonici del capitolo turritano e dei sacerdoti della diocesi in mezzo all’infiorata preparata dall’associazione Intragnas e allo sventolio dei comitati di bandiera.

«La storia dei Protomartiri è diventata un vangelo vivente che inonda questa Basilica – ha detto nell’omelia monsignor Tamponi – e il loro martirio è un atto di fede plurisecolare: i Martiri sono semi fecondi che hanno generato con il loro sacrificio proprio il frutto di questa fede e la loro morte violenta è divenuta generativa di una vera comunità di discepoli che con questa ricorrenza raccoglie la preziosa eredità».

Al termine della lunga cerimonia eucaristica, si è ripetuto l’antico rito della consegna delle chiavi tra le due municipalità di Porto Torres e Sassari. Davanti al vicario generale Antonio Tamponi e all’amministratore parrocchiale di San Gavino, don Michele Murgia, sono infatti saliti sul sagrato il sindaco della città turritana, Massimo Mulas e il primo cittadino di Sassari Nanni Campus. Il rituale simboleggiava nel passato l'appartenenza della Basilica alla municipalità di Sassari, che prima riceveva e poi riconsegnava le chiavi al parroco della chiesa perché la custodisse e amministrasse. Un cerimoniale che si ripete nel presente e che rinnova il legame di amicizia tra le due città e la collaborazione e l'incoraggiamento perché Porto Torres si sviluppi sempre negli interessi comuni della popolazione e del territorio dell’area vasta. Dopo i saluti dei sindaci – che attraverso le loro parole hanno rinnovato la vicinanza tra le due comunità in quest’anno particolarmente difficile – il vicario della Diocesi e i sacerdoti hanno visitato la cripta dove sono ospitate le reliquie dei Santi Martiri.

La Festha Manna 2021 ha dunque riproposto alcuni degli appuntamenti religiosi che erano stati rinviati lo scorso anno a causa della pandemia. Cominciando dalle due processioni dei Protomartiri, adagiati sui mezzi motorizzati e con un piccolo corteo di accompagnamento. E proseguendo con le messe e le visite all’interno della chiesetta di Balai vicino, per pregare davanti ai simulacri dei Santi. La novità di quest’anno è stata invece la sosta programmata domenica sera davanti alla chiesa dello Spirito Santo. Nella parrocchia si è svolta una Via Lucis diocesana coordinata dalla Pastorale giovanile, alla presenza del vescovo Gian Franco Saba.

«La nostra preghiera in questo itinerario di meditazione che abbiamo vissuto – ha sottolineato l’arcivescovo di Sassari –, desidera essere un invito rivolto a ciascuno, affinché, in modo unanime, l’avvio del progetto città di Porto Torres, sotto il profilo Pastorale, si apra alla forza dello spirito. Quello che dà vita e aiuta a superare eventuali segni di morte. Il mio augurio in occasione della Festha Manna – ha aggiunto Saba – , è che come Gavino, Proto e Gianuario sono stati un seme di vita, altresì ciascuno di noi, nel modo in cui il Signore propone, possa essere un seme generatore di vita».

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