«Non commissariate i “Cronici”»
di Paoletta Farina
Il cda contrario: «Sarebbe la morte di un’istituzione». A fine giugno i soci eleggeranno i nuovi vertici
4 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. «No al commissariamento della Casa Divina Provvidenza: sarebbe la morte della storica istituzione fondata da padre Manzella per dare assistenza agli ultimi». Il vice presidente Andrea Pintus e il consiglio di amministrazione della Fondazione escono dal silenzio dopo un mese in cui l’istituto per anziani è stato al centro di una bufera, con gli ospiti pregati di andar via, alcune famiglie che hanno chiamato i carabinieri perché non vedono i loro cari da settembre, tensioni interne. Ora vogliono spiegare il perché i “Cronici” si siano trovati in una crisi finanziaria che ha portato alla decisione di dimettere gli ospiti, ma anche come stiano facendo ogni tentativo possibile per continuare a svolgere la missione originaria. Il loro timore, infatti, è che dietro “l’assalto alla dirigenza” – come lo chiamano – arrivato da più parti si nasconda il disegno di chiudere la struttura.
L’assemblea dei soci. Sul commissariamento richiesto dal sindaco alla Regione non sono d’accordo e lo hanno fatto sapere sia a Nanni Campus che a Cagliari. Intanto per il 30 giugno è fissata l’assemblea dei soci che dovranno eleggere il nuovo cda e approvare il bilancio 2019 «perché con l’emergenza sanitaria non è stato possibile farlo prima».
La crisi. Sempre arduo è stato negli anni tenere in sicurezza i conti in via Sant’Anna. I soci si sono ridotti a una quarantina ed è mancata via via anche quella solidarietà che un tempo arrivava dalla città con donazioni e vicinanza agli ospiti. È anche vero, però, che la casa di riposo avrebbe dovuto aprirsi di più alla sua città coinvolgendola nella sua opera di caritatevole assistenza. Ma ormai è acqua passata e bisogna guardare al futuro. Comunque, ad aprile la situazione economica è precipitata. Undici dipendenti hanno pignorato 67 rette delle 75 pagate mensilmente dagli ospiti. Già precedentemente una parte dei lavoratori aveva avviato cause giudiziarie con pignoramenti dei contributi che arrivano dalla Regione e dall’Asl sui conti bancari della Fondazione, ed erano state promosse cause di lavoro. Tutto a causa dei ritardi nei pagamenti degli stipendi «che, comunque, ai lavoratori non sono mancati in quanto hanno goduto di parte degli arretrati di spettanza».
L’accordo saltato. «Ma gli ultimi pignoramenti hanno inferto un colpo durissimo alla stabilità economica e gli effetti si vedranno anche nei prossimi mesi – spiega il cda –. Eppure esisteva un accordo per evitarli, che non è stato rispettato. Bisogna sapere che dalle rette l’istituto incassa 90mila euro al mese, di cui il 50 per cento viene speso per l’acquisto di generi alimentari e spese sanitarie e il restante è utilizzato per il pagamento degli stipendi. Alla fine di aprile, con quattromila euro in cassa e senza poter utilizzare le quote degli ospiti bloccate dalla procedura di pignoramento non abbiamo potuto fare altro che procedere alle dimissioni degli anziani. Inoltre la banca ci ha sospeso il fido in seguito al blocco delle rette. Ci siamo così ritrovati a non poter far fronte all’operatività quotidiana».
Il nodo degli stipendi. «Ora – prosegue il cda – ci siamo ritrovati con meno ospiti, perché nel frattempo oltre una ventina si sono trasferiti in altre case di riposo o sono ritornati dai familiari, mentre è rimasto invariato il numero dei dipendenti, 43, che ha un rapporto di uno a due con i ricoverati, contro l’uno a otto previsto dagli standard. Inoltre il personale gode di un contratto degli enti locali, e non della sanità privata come avviene in altri istituti, che è molto più oneroso. Parliamo di stipendi che sono tra i 1600, 1700 euro. Se pensiamo che le nostre rette vanno da 400 euro a 1400, è chiaro che non siamo capaci di coprire il costo del lavoro. Ora stiamo facendo usufruire delle ferie arretrate una parte del personale. In attesa dell’udienza davanti al giudice per i pignoramenti, che si terrà l’8 giugno, e nel corso della quale si dovranno stabilire le quote spettanti a ciascuno dei lavoratori. Ma sicuramente le loro richieste non potranno essere esaudite totalmente, perché troveranno meno di quanto pensavano di poter aggredire».
Cda nei pieni poteri. «Vogliamo chiarire anche che il consiglio d’amministrazione è nei pieni poteri. I componenti, secondo statuto, sono sette. Attualmente in carica siamo quattro, cioè presidente e vicepresidente e due consiglieri. Mancano invece i rappresentanti di Comune e Curia (ma non hanno un obbligo di nomina) ed è vacante il posto di un terzo consigliere, perché il compianto Bruno Dettori non è stato sostituito dal primo dei non eletti, che ha rinunciato». Certo la presenza di un rappresentante di Palazzo Ducale e dell’arcivescovo sarebbe stata gradita, ma «il sindaco e anche privati non ci stanno facendo mancare il sostegno con forniture alimentari».
La pandemia. Rispondono, gli amministratori anche alla protesta delle famiglie che vogliono riprendere le visite ai loro parenti. «Stiamo seguendo il protocollo del governo, chi viene nell’istituto deve sottoporsi a tutte le misure di prevenzione richieste – dicono –. Lo scorso novembre la Casa è stata colpita dal virus».
L’assemblea dei soci. Sul commissariamento richiesto dal sindaco alla Regione non sono d’accordo e lo hanno fatto sapere sia a Nanni Campus che a Cagliari. Intanto per il 30 giugno è fissata l’assemblea dei soci che dovranno eleggere il nuovo cda e approvare il bilancio 2019 «perché con l’emergenza sanitaria non è stato possibile farlo prima».
La crisi. Sempre arduo è stato negli anni tenere in sicurezza i conti in via Sant’Anna. I soci si sono ridotti a una quarantina ed è mancata via via anche quella solidarietà che un tempo arrivava dalla città con donazioni e vicinanza agli ospiti. È anche vero, però, che la casa di riposo avrebbe dovuto aprirsi di più alla sua città coinvolgendola nella sua opera di caritatevole assistenza. Ma ormai è acqua passata e bisogna guardare al futuro. Comunque, ad aprile la situazione economica è precipitata. Undici dipendenti hanno pignorato 67 rette delle 75 pagate mensilmente dagli ospiti. Già precedentemente una parte dei lavoratori aveva avviato cause giudiziarie con pignoramenti dei contributi che arrivano dalla Regione e dall’Asl sui conti bancari della Fondazione, ed erano state promosse cause di lavoro. Tutto a causa dei ritardi nei pagamenti degli stipendi «che, comunque, ai lavoratori non sono mancati in quanto hanno goduto di parte degli arretrati di spettanza».
L’accordo saltato. «Ma gli ultimi pignoramenti hanno inferto un colpo durissimo alla stabilità economica e gli effetti si vedranno anche nei prossimi mesi – spiega il cda –. Eppure esisteva un accordo per evitarli, che non è stato rispettato. Bisogna sapere che dalle rette l’istituto incassa 90mila euro al mese, di cui il 50 per cento viene speso per l’acquisto di generi alimentari e spese sanitarie e il restante è utilizzato per il pagamento degli stipendi. Alla fine di aprile, con quattromila euro in cassa e senza poter utilizzare le quote degli ospiti bloccate dalla procedura di pignoramento non abbiamo potuto fare altro che procedere alle dimissioni degli anziani. Inoltre la banca ci ha sospeso il fido in seguito al blocco delle rette. Ci siamo così ritrovati a non poter far fronte all’operatività quotidiana».
Il nodo degli stipendi. «Ora – prosegue il cda – ci siamo ritrovati con meno ospiti, perché nel frattempo oltre una ventina si sono trasferiti in altre case di riposo o sono ritornati dai familiari, mentre è rimasto invariato il numero dei dipendenti, 43, che ha un rapporto di uno a due con i ricoverati, contro l’uno a otto previsto dagli standard. Inoltre il personale gode di un contratto degli enti locali, e non della sanità privata come avviene in altri istituti, che è molto più oneroso. Parliamo di stipendi che sono tra i 1600, 1700 euro. Se pensiamo che le nostre rette vanno da 400 euro a 1400, è chiaro che non siamo capaci di coprire il costo del lavoro. Ora stiamo facendo usufruire delle ferie arretrate una parte del personale. In attesa dell’udienza davanti al giudice per i pignoramenti, che si terrà l’8 giugno, e nel corso della quale si dovranno stabilire le quote spettanti a ciascuno dei lavoratori. Ma sicuramente le loro richieste non potranno essere esaudite totalmente, perché troveranno meno di quanto pensavano di poter aggredire».
Cda nei pieni poteri. «Vogliamo chiarire anche che il consiglio d’amministrazione è nei pieni poteri. I componenti, secondo statuto, sono sette. Attualmente in carica siamo quattro, cioè presidente e vicepresidente e due consiglieri. Mancano invece i rappresentanti di Comune e Curia (ma non hanno un obbligo di nomina) ed è vacante il posto di un terzo consigliere, perché il compianto Bruno Dettori non è stato sostituito dal primo dei non eletti, che ha rinunciato». Certo la presenza di un rappresentante di Palazzo Ducale e dell’arcivescovo sarebbe stata gradita, ma «il sindaco e anche privati non ci stanno facendo mancare il sostegno con forniture alimentari».
La pandemia. Rispondono, gli amministratori anche alla protesta delle famiglie che vogliono riprendere le visite ai loro parenti. «Stiamo seguendo il protocollo del governo, chi viene nell’istituto deve sottoporsi a tutte le misure di prevenzione richieste – dicono –. Lo scorso novembre la Casa è stata colpita dal virus».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
