Sassari, testimoni al processo: «Il bambino rimase infilzato, lo raccolsi da terra»
Luca Fiori
Nel 2016 un bimbo finì in coma dopo la caduta in un cantiere. Tre a giudizio per lesioni, ieri i primi testi
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SASSARI. Per una settimana si era temuto per la sua vita, poi fortunatamente il bambino di dieci anni si era risvegliato dal coma e piano piano aveva iniziato a riprendersi, ma ancora oggi – a quasi cinque anni dall’incidente – non è completamente guarito.
È entrato nel vivo ieri mattina il processo per l’incidente avvenuto cinque anni fa in un cantiere accanto alle palazzine di via Donizetti, nel quartiere di Santa Maria di Pisa. Sul banco degli imputati con l’accusa di lesioni colpose erano finiti Silverio Insogna (difeso dall’avvocato Gastaldo Ceresa) il titolare dell’impresa di Genova che stava eseguendo i lavori, Rolando Pisuttu responsabile della sicurezza del cantiere (difeso dall’avvocato Marcello Capitta) e Paolo Nivola il responsabile unico del procedimento per conto del Comune, difeso dall’avvocato Elias Vacca.
Davanti al giudice Anna Pintore e al pubblico ministero Paolo Piras, ieri sono comparsi in aula come testimoni il compagno della madre del bambino e un vicino di casa della nonna che prestò i primi soccorsi.
«Il bambino - ha spiegato durante l’udienza il patrigno - quel giorno rimase impigliato al fil di ferro mentre giocava e per il contraccolpo era caduto all’indietro battendo la testa contro il marciapiede. Ancora oggi - ha aggiunto l’uomo - riporta i danni di quella caduta». Il vicino di casa dei parenti del piccolo ha raccontato al giudice le fasi dei soccorsi. «Lo raccolsi da terra - ha detto - e lo riportai a casa della nonna».
L’inchiesta della Procura della Repubblica aveva evidenziato fin da subito che all’interno del cantiere comunale dove il bambino era caduto non erano state rispettate le misure di sicurezza previste dalla legge. La famiglia si era costituita parte civile attraverso gli avvocati Giuseppe e Luigi Conti e il Comune responsabile civile con l’avvocato Nicola Satta.
Dalle indagini effettuate dagli agenti della polizia locale era emerso che il piccolo era rimasto impigliato in un cavo mentre stava giocando intorno al cortile di via Donizetti.
Il bambino era stato portato al pronto soccorso, era stato visitato e medicato e dopo tre ore dimesso, ma tre giorni dopo il quadro clinico era precipitato. Riportato in ospedale, era stato operato d’urgenza per la rimozione di un grande ematoma e per una settimana era rimasto in coma.
È entrato nel vivo ieri mattina il processo per l’incidente avvenuto cinque anni fa in un cantiere accanto alle palazzine di via Donizetti, nel quartiere di Santa Maria di Pisa. Sul banco degli imputati con l’accusa di lesioni colpose erano finiti Silverio Insogna (difeso dall’avvocato Gastaldo Ceresa) il titolare dell’impresa di Genova che stava eseguendo i lavori, Rolando Pisuttu responsabile della sicurezza del cantiere (difeso dall’avvocato Marcello Capitta) e Paolo Nivola il responsabile unico del procedimento per conto del Comune, difeso dall’avvocato Elias Vacca.
Davanti al giudice Anna Pintore e al pubblico ministero Paolo Piras, ieri sono comparsi in aula come testimoni il compagno della madre del bambino e un vicino di casa della nonna che prestò i primi soccorsi.
«Il bambino - ha spiegato durante l’udienza il patrigno - quel giorno rimase impigliato al fil di ferro mentre giocava e per il contraccolpo era caduto all’indietro battendo la testa contro il marciapiede. Ancora oggi - ha aggiunto l’uomo - riporta i danni di quella caduta». Il vicino di casa dei parenti del piccolo ha raccontato al giudice le fasi dei soccorsi. «Lo raccolsi da terra - ha detto - e lo riportai a casa della nonna».
L’inchiesta della Procura della Repubblica aveva evidenziato fin da subito che all’interno del cantiere comunale dove il bambino era caduto non erano state rispettate le misure di sicurezza previste dalla legge. La famiglia si era costituita parte civile attraverso gli avvocati Giuseppe e Luigi Conti e il Comune responsabile civile con l’avvocato Nicola Satta.
Dalle indagini effettuate dagli agenti della polizia locale era emerso che il piccolo era rimasto impigliato in un cavo mentre stava giocando intorno al cortile di via Donizetti.
Il bambino era stato portato al pronto soccorso, era stato visitato e medicato e dopo tre ore dimesso, ma tre giorni dopo il quadro clinico era precipitato. Riportato in ospedale, era stato operato d’urgenza per la rimozione di un grande ematoma e per una settimana era rimasto in coma.
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