Sassari, a 79 Paola Piras affronta l'esame di maturità
Sarà la candidata più "grande" d’Italia ad affrontare la prova
SASSARI. La notte prima degli esami la passerà senza troppi patemi. Tutt’al più dopo cena darà un’occhiata veloce ai riassuntini che, con pazienza certosina e una calligrafia d’altri tempi, lei stessa ha preparato su ogni argomento. Ma il classico terrore, no, quello non è contemplato. Del resto Paola Piras la Maturità l’ha già virtualmente conquistata nella vita prima ancora che in un’aula dell'Istituto professionale per l'industria e l’artigianato, indirizzo “Moda”: con le sue 79 primavere è sino a prova contraria la candidata più matura d’Italia e tanto le basta per affrontare serenamente il maxi colloquio in presenza e con la mascherina previsto per questo specialissimo anno scolastico, il secondo dell’era Covid. Scongiuri a parte, lei semmai è concentrata sul futuro: «Il voto finale non m’interessa – rivela facendo spallucce – ma voglio essere promossa a tutti i costi, così il prossimo ottobre potrò iscrivermi all’Accademia delle Belle arti, sempre qui a Sassari. Mie figlie mi hanno assicurato che le rette le pagheranno loro e non vedo l’ora di affrontare questa nuova sfida».
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:site:1.40361548:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/image/contentid/policy:1.40361548:1654550857/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
La promessa. Cagliaritana d’origine, ma sin dal 1966 sassarese accudidda grazie al matrimonio con il marito Giuseppe Sechi, per la verità durante la sua esistenza di sfide Paola ne ha superato tante. Anche la più dolorosa che si possa immaginare, come la perdita prematura di uno dei suoi cinque figli. «Se quattro anni fa ho deciso di iscrivermi alle scuole superiori – racconta – è anche per mantenere una promessa fatta al mio povero Alessandro. Per studiare ho deciso di sistemarmi nella sua cameretta e questo diploma, che appenderò proprio lì, ovviamente lo dedicherò a lui».
La Storia vissuta. Una pagina nera svelata con apparente freddezza, così come quando Paola ricorda dalla sua infanzia nel quartiere della Marina, sotto i tremendi bombardamenti del ’43 che rasero al suolo gran parte del capoluogo. «Spero che all’orale la domanda di Storia sia sulla Seconda guerra mondiale e il fascismo – sorride – perché io quell’epoca purtroppo l’ho conosciuta bene, non ho certo avuto bisogno di studiarla sui libri. Con la mia famiglia fummo costretti a sfollare in un paesino dell’iglesiente e quando tornammo la città non era più la stessa».
Le materie preferite. Paola, che in questi mesi ha frequentato anche le lezioni a distanza utilizzando un tablet, confessa che con la tecnologia non è che sia esattamente a suo agio: «Durante i collegamenti della Dad avevo spesso problemi, magari calcavo involontariamente un tasto e la mia immagine spariva. E niente, preferisco le lezioni in presenza, mi piace stare con le compagne, altrimenti avrei potuto scegliere di presentarmi come privatista». Naturalmente, come tutti gli studenti, anche Paola predilige alcune materie ad altre. «Storia a parte – spiega – adoro Marketing e Cucito, che sono tipiche del mio indirizzo, ma se proprio devo indicare una materia tradizionale, allora dico Letteratura italiana. L’autore che amo di più? Pier Paolo Pasolini. E pensare che ero convinta che non mi piacesse, poi però mi sono dovuta ricredere e all’interrogazione credo di aver fatto una gran bella figura quando ho parlato della sua supplica dedicata alla mamma. Anche la professoressa mi ha fatto i complimenti».
Le lezioni segrete. Papà fabbro e mamma sarta, da bambina il destino di Paola sembrava segnato. «Fosse stato per mio padre – ricorda – la mia carriera scolastica si sarebbe dovuta interrompere con la licenza elementare. Non era cattivo, ma era figlio del suo tempo e non riusciva proprio a capire a che cosa mi sarebbe servito proseguire gli studi visto che avrei potuto tranquillamente lavorare con mia madre. Intendiamoci, a me fare la sarta mi è sempre piaciuto, da ragazzina adoravo guardare le vetrine della Rinascente o delle altre boutique del mio quartiere, anche per questo motivo per diplomarmi all’Ipia ho scelto l’indirizzo “Moda”. Ma studiare mi piaceva e così, senza dire nulla a mio padre, da adolescente il pomeriggio ho frequentato di nascosto i corsi dell’avviamento commerciale, con l’indirizzo di segretaria d’azienda. E grazie a quel diploma che ho trovato lavoro in un tabacchino, che poi è il posto dove ho conosciuto il mio futuro marito».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
