Il comasco Johannes per costruire la basilica di Bisarcio
Barbara Mastino
Lo studioso Gian Gabriele Cau ha ritrovato sulla facciata la firma. Una scoperta che conferma il lungo periodo di costruzione della chiesa
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OZIERI. Continua a riservare sorprese la basilica medievale di Sant’Antioco di Bisarcio, che di recente ha rivelato anche il nome del suo costruttore. Fu il maestro comasco Johannes, il cui nome è stato rinvenuto in una iscrizione nella facciata della chiesa dallo studioso Gian Gabriele Cau, da anni impegnato in ricerche sull’antica cattedrale e che già in precedenza aveva rinvenuto il nome del cistercense magister Paulu, che tra il 1190 e il 1195 aveva operato per costruzione dell’atrio della chiesa e per la torre campanaria. «L’epigrafe – spiega lo studioso – rivela il nome di uno dei più antichi maestri costruttori del Medioevo sardo di cui si abbia notizia, secondo solo all’Alberto Maester documentato alla fine dell’XI secolo nel San Giovanni battista di Viddalba. È tracciata a sgraffio con tratto leggerissimo, appena percepibile a luce radente, sul paramento a destra del portale d’ingresso alla chiesa. Qui è presente un esapetalo clipeato noto come “rosa commacina” o “rosa delle Alpi”, perché marchio dei lombardi noti come magistri commacini, originari di Como ma attestati nei cantieri chiesastici di tutta Europa. Esso è anticipato da un breve testo epigrafico di poche lettere «JOhS mR CI», abbreviatura del latino “Joh(anne)s m(agiste)r c(ommacin)i” da intendersi come “Giovanni maestro commacino”».
L’epigrafe rivela quindi il nome del maestro costruttore della fabbrica bisarcense, al comando di qualificate maestranze lombarde e di altre di formazione culturale pisana e forse di altre ancora borgognoni, che operò a Ozieri a metà del XII secolo (la chiesa fu consacrata nel 1164). Una scoperta importante, che conferma le ipotesi secondo le quali la chiesa fu costruita in un lunghissimo lasso di tempo e da maestranze provenienti da varie zone d’Italia e non solo.
«La complessa vicenda costruttiva della basilica di Sant’Antioco di Bisarcio – spiega infatti lo studioso – si sviluppa, tra alterne riprese e lunghi periodi di fermo del cantiere, in un arco di tempo di ben oltre due secoli, ad iniziare dagli anni immediatamente conseguenti la fondazione della diocesi sino alla fine del XII secolo. All’interno di questo ampio spazio temporale, possono riconoscersi schematicamente almeno tre distinte fasi costruttive. La più importante è la seconda (ante 1146/47-1164) quando il cantiere, fermo da almeno un settantennio, è riavviato da Gonnario giudice di Torres e portato a compimento da suo figlio Barisone II e da suo nipote Costantino II».
L’epigrafe rivela quindi il nome del maestro costruttore della fabbrica bisarcense, al comando di qualificate maestranze lombarde e di altre di formazione culturale pisana e forse di altre ancora borgognoni, che operò a Ozieri a metà del XII secolo (la chiesa fu consacrata nel 1164). Una scoperta importante, che conferma le ipotesi secondo le quali la chiesa fu costruita in un lunghissimo lasso di tempo e da maestranze provenienti da varie zone d’Italia e non solo.
«La complessa vicenda costruttiva della basilica di Sant’Antioco di Bisarcio – spiega infatti lo studioso – si sviluppa, tra alterne riprese e lunghi periodi di fermo del cantiere, in un arco di tempo di ben oltre due secoli, ad iniziare dagli anni immediatamente conseguenti la fondazione della diocesi sino alla fine del XII secolo. All’interno di questo ampio spazio temporale, possono riconoscersi schematicamente almeno tre distinte fasi costruttive. La più importante è la seconda (ante 1146/47-1164) quando il cantiere, fermo da almeno un settantennio, è riavviato da Gonnario giudice di Torres e portato a compimento da suo figlio Barisone II e da suo nipote Costantino II».
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