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Sassari

Abusi sul figlio, il padre: «Chiamatelo in aula»

Abusi sul figlio, il padre: «Chiamatelo in aula»

Il pg ha chiesto 8 anni per un imprenditore. Lui respinge con forza le accuse e chiede un confronto

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SASSARI. A fine mese i giudici della corte d’appello di Sassari scioglieranno la riserva sulla richiesta avanzata dal procuratore generale Stefano Fiori, e condivisa ieri anche dalla difesa dell’imputato, di sentire in aula – a tredici anni dai fatti – un figlio presunta vittima di violenza sessuale da parte del padre.

Il colpo di scena nell’aula della corte d’appello era arrivato lo scorso aprile al termine della requisitoria del pg che aveva chiesto da un lato la conferma della condanna – a otto anni anziché a sei – per il padre accusato di abusi sul bambino (che aveva 7 anni all’epoca dei fatti) e dall’altra aveva invitato i giudici, qualora lo avessero ritenuto opportuno (l’obiettivo era chiaramente quello di arrivare a una sentenza “oltre ogni ragionevole dubbio”) a chiamare a deporre in aula la presunta vittima, che oggi ha vent’anni. E se il collegio presieduto da Maria Teresa Lupinu deciderà di riaprire l’istruttoria figlio e padre potrebbero rivedersi, a distanza di moltissimo tempo, in un’aula di tribunale. La decisione verrà comunicata tra due settimane.

Sono passati quattordici anni dall’incidente probatorio durante il quale un bambino di un paese del Sassarese, che in un primo momento aveva accusato il padre di pedofilia, aveva in qualche modo cambiato versione: «Mi ha fatto male con un coltello mentre dormivo». Un racconto confuso nel quale il piccolo non aveva mai detto di esser stato violentato dal padre. Dichiarazioni che l’imputato, un imprenditore di 43 anni, ha sempre considerato il frutto malato di fantasie infantili germogliate nelle conflittualità familiari. Perché questa brutta storia era saltata fuori durante le burrascose fasi della separazione dei genitori.

L’uomo, difeso dagli avvocati Antonio Secci e Mario Spanu, nel corso degli anni ha respinto con disperazione quelle terribili accuse. Dall’altra parte della barricata, a rappresentare suo figlio, la ex moglie che si è costituita parte civile con l’avvocato Gabriela Pinna Nossai. Il legale ieri, condividendo le conclusioni del pg e ricordando il grave disagio vissuto dal bambino (oggi ragazzo) che negli anni avrebbe portato il peso dell’abuso subìto, ha chiesto la condanna dell’imputato.

La linea difensiva è stata molto chiara: tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, quando si sarebbe verificata la presunta violenza – ossia quando il figlio andava a trovare il padre – il bambino dormiva dalla nonna paterna. Circostanza confermata dall’anziana. L’imprenditore ha attribuito le accuse alla sofferenza del figlio per la separazione dei genitori. Una perizia eseguita dal medico sulle parti intime del bambino che sarebbero state oggetto di violenza con un coltello non avrebbe inoltre sciolto i dubbi: «Il pediatra riscontrò un arrossamento – ha ricordato la difesa – ma non ha saputo chiarirne la causa. Di certo non era presente un taglio e il rossore poteva essere frutto di uno sfregamento o avere qualsiasi altra origine». Da qui la richiesta di assoluzione. (na.co.)

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