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Sassari

Saluto fascista al funerale il pm chiede 22 condanne

di Nadia Cossu
Saluto fascista al funerale il pm chiede 22 condanne

La Procura: incontrollabile la diffusione del video della manifestazione sui social La difesa: evento commemorativo per esaudire un desiderio del docente defunto

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SASSARI. La finalità di quella manifestazione organizzata tre anni fa all’uscita della bara del professor Giampiero Todini dalla chiesa di San Giuseppe a Sassari «era certamente commemorativa ma la pubblicazione del video del saluto fascista sui social innescò una dinamica di diffusione non più controllabile». Un rischio di cui, secondo la Procura, gli imputati avrebbero obbligatoriamente dovuto tener conto.

Da qui la richiesta di condanna a due mesi di reclusione e a duecento euro di multa avanzata ieri pomeriggio dal pubblico ministero Paolo Piras nei confronti di ventidue persone (tra cui il figlio del professore defunto) chiamate a rispondere di quel saluto fascista, «in schieramento e con ordini militari», fatto davanti alla bara di Todini (docente di Storia del diritto italiano all’Università di Sassari), nel giorno del suo funerale, il 2 settembre del 2018. In quell’occasione i “camerati” alzarono il braccio destro rispondendo “Presente” al richiamo “Camerata Giampiero Todini”. Un gesto considerato dalla Procura di Sassari «manifestazione usuale al disciolto partito fascista». E quindi un reato. Gli imputati sono attivisti del sodalizio “Casapound Italia” e furono identificati dalla Digos alcuni giorni dopo la commemorazione. Nella loro condotta fu individuato un “pericolo concreto” di riorganizzazione del partito fascista.

Ieri il pm Piras ha chiesto al giudice Sergio De Luca che tutti gli imputati vengano condannati e ha ricordato la testimonianza della consigliera comunale del centrosinistra, Lalla Careddu, che aveva rilanciato sul suo profilo Facebook il video del saluto fascista in precedenza pubblicato da Luigi Todini (figlio del docente) nella propria “bacheca” privata. Lui, però, lo aveva rimosso dopo mezz’ora. La Careddu aveva condiviso quelle immagini che in poco tempo suscitarono un grande clamore mediatico anche a livello nazionale. Da allora erano partite denunce ed esposti da parte di diversi esponenti del mondo politico.

Per una parte della difesa – ieri hanno discusso anche gli avvocati di tutti gli imputati – una grossa fetta di responsabilità nella diffusione incontrollata del video del saluto fascista l’avrebbe proprio la consigliera Careddu. Ed è stato in particolare l’avvocato Agostinangelo Marras – che assiste Manlio Mesina – a rimarcarlo: «Se c’è qualcuno che scientemente e con dolo diretto e non eventuale ha determinato la diffusione virale di quelle immagini è la signora Lalla Careddu. Che evidentemente, al contrario degli imputati, aveva necessità di visibilità dando notizia agli organi di stampa locali e nazionali».

A ridimensionare le accuse di apologia del fascismo mosse dalla Procura anche l’avvocato Antonio Mereu, che insieme al collega Pierluigi Olivieri difende Todini. Il figlio del docente universitario aveva sempre detto di aver solo voluto commemorare suo padre esaudendo un desiderio che aveva espresso prima di morire, ossia quello di essere ricordato con la “chiamata del presente”. «Quella del professore – ha ribadito l’avvocato Mereu – fu una richiesta genuina, perché in quei momenti non si mente, non si fa propaganda. Ciò che accadde il giorno del funerale ebbe una durata brevissima e la manifestazione del pensiero, ancorché figlia di un’epoca storica buia, non può costituire un reato».

In questa storia, secondo la difesa, mancherebbe qualsiasi intenzione da parte degli imputati di creare pericolo. «Non sono personaggi oscuri – ha sottolineato l’avvocato Bachisio Basoli – lo stesso Todini era una persona mite, capace di dialogare con chiunque».

«Pensare che la tenuta del nostro stato democratico possa esser stata messa a rischio da quella manifestazione del 2018 – ha aggiunto Agostinangelo Marras – è fuori da ogni logica. Mai è successo che CasaPound abbia organizzato manifestazioni violente o abbia minacciato qualcuno. Possiamo condividerle o meno ma in questa aula si deve fare riferimento al diritto e non alle “condivisioni”. Per questo chiedo l’assoluzione perché il fatto non sussiste». Il giudice De Luca ha rinviato per eventuali repliche e per la sentenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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