Tula presto nell’Isola del Romanico
L’amministrazione comunale al lavoro per eliminare un problema burocratico
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TULA. È ormai una realtà la Fondazione “Sardegna Isola del Romanico”, creata da 70 comuni sardi in cui sono presenti monumenti realizzati in quel fondamentale periodo storico, assai importante anche per il territorio del Logudoro.
Al momento però risulta colpevolmente assente Tula, che pure vanta la bella chiesetta dedicata a Nostra Signora de Coros, realizzata intorno all’anno 1100 in puro stile romanico-lombardo da maestranze provenienti appunto dalla Lombardia e dalla Toscana. «Un intoppo burocratico non ci ha permesso di partecipare alla creazione della Fondazione ed è solo per questo che il nostro paese non risulta tra i soci fondatori – ha detto il sindaco Gino Satta –. Stiamo però lavorando già per un prossimo inserimento in modo che anche il nostro paese faccia parte del circuito».
La chiesa, nominata in una bolla papale del 1176 e affidata alle cure dei monaci vallombrosani, sorge su un piccolo rialzo alla periferia Sud-Est, adiacente alle mura perimetrali del cimitero. Si narra che la sua edificazione venne patrocinata da un frate cistercense, molto amato e poi morto in odore di santità, residente nel convento di San Leonardo, sul Monte Sassu, tra i territori di Ozieri e Chiaramonti. Il buon frate era riuscito nell’arduo intento di riportare la pace tra le due fazioni in cui, da anni, era diviso il paese e che si fronteggiavano creando una lunga serie di lutti, feroci inimicizie e continui dispetti, in particolare tra le famiglie che facevano capo ai pastori e ai contadini che popolavano rispettivamente la collina e la pianura. Fu deciso di erigere il sacro edificio proprio nello spiazzo in cui erano state consolidate la pace e l’unione tra i gruppi e parve più che appropriata, quindi, la dedica a Nostra Signora de Sos Coros Giuntos, con una significativa statua della Madonna inserita in una piccola nicchia. Nel 1577 la chiesa fu arricchita da un’artistica pala d’altare, oggi custodita per maggior sicurezza a Tula, nella chiesa di Sant’Elena, di autore ignoto – forse qualche allievo del famoso Maestro di Ozieri – che reca un cartiglio importante, probabilmente il nome (parrebbe un Don Gerolamo Pinna) di un vescovo contemporaneo o del donatore. Insomma un piccolo pezzo di storia da non perdere ed anzi da valorizzare e che insieme a Sant’Antioco di Bisarcio e a Nostra Signora di Castro costituisce un triangolo di assoluto prestigio e di massimo interesse turistico e culturale.
Francesco Squintu
Al momento però risulta colpevolmente assente Tula, che pure vanta la bella chiesetta dedicata a Nostra Signora de Coros, realizzata intorno all’anno 1100 in puro stile romanico-lombardo da maestranze provenienti appunto dalla Lombardia e dalla Toscana. «Un intoppo burocratico non ci ha permesso di partecipare alla creazione della Fondazione ed è solo per questo che il nostro paese non risulta tra i soci fondatori – ha detto il sindaco Gino Satta –. Stiamo però lavorando già per un prossimo inserimento in modo che anche il nostro paese faccia parte del circuito».
La chiesa, nominata in una bolla papale del 1176 e affidata alle cure dei monaci vallombrosani, sorge su un piccolo rialzo alla periferia Sud-Est, adiacente alle mura perimetrali del cimitero. Si narra che la sua edificazione venne patrocinata da un frate cistercense, molto amato e poi morto in odore di santità, residente nel convento di San Leonardo, sul Monte Sassu, tra i territori di Ozieri e Chiaramonti. Il buon frate era riuscito nell’arduo intento di riportare la pace tra le due fazioni in cui, da anni, era diviso il paese e che si fronteggiavano creando una lunga serie di lutti, feroci inimicizie e continui dispetti, in particolare tra le famiglie che facevano capo ai pastori e ai contadini che popolavano rispettivamente la collina e la pianura. Fu deciso di erigere il sacro edificio proprio nello spiazzo in cui erano state consolidate la pace e l’unione tra i gruppi e parve più che appropriata, quindi, la dedica a Nostra Signora de Sos Coros Giuntos, con una significativa statua della Madonna inserita in una piccola nicchia. Nel 1577 la chiesa fu arricchita da un’artistica pala d’altare, oggi custodita per maggior sicurezza a Tula, nella chiesa di Sant’Elena, di autore ignoto – forse qualche allievo del famoso Maestro di Ozieri – che reca un cartiglio importante, probabilmente il nome (parrebbe un Don Gerolamo Pinna) di un vescovo contemporaneo o del donatore. Insomma un piccolo pezzo di storia da non perdere ed anzi da valorizzare e che insieme a Sant’Antioco di Bisarcio e a Nostra Signora di Castro costituisce un triangolo di assoluto prestigio e di massimo interesse turistico e culturale.
Francesco Squintu
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