«La raccolta fondi? Serviva per curare la bimba malata»
«Mi sono sempre occupato delle bambine. Una delle due era la mia ombra, l’ho iscritta al corso di chitarra, a quello di pianoforte, alla scuola di ballo. Una volta mi erano sembrate tristi e allora...
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«Mi sono sempre occupato delle bambine. Una delle due era la mia ombra, l’ho iscritta al corso di chitarra, a quello di pianoforte, alla scuola di ballo. Una volta mi erano sembrate tristi e allora le avevo portate in vacanza a Tenerife...». Francesco Fadda racconta durante il suo esame il legame speciale che aveva con le due figlie gemelle della vittima. Una è affetta da tetraparesi spastica e a novembre del 2019 (tre mesi prima del delitto) lui e Zdenka partirono al Gaslini per una visita da un luminare. «Da quel momento cambiò tutto, Zdenka ebbe un crollo psicologico perché il medico ci disse che la gemellina non era operabile. Rientrati a Sassari qualcuno ci riferì che un bambino con gli stessi suoi problemi stava sperimentando una terapia con l’infusione di cellule staminali. Allora andammo da un avvocato civilista per avviare le pratiche e costituire una onlus perla raccolta di fondi. Zdenka fece stampare le foto per i salvadanai e li portammo in alcuni locali e negozi del Sassarese. Purtroppo non abbiamo fatto in tempo a ritirarli...».
Una circostanza, questa, che secondo l’imputato dimostrerebbe il rapporto di grande affetto che lo legava alla vittima e alle sue due figlie. «Non avrei mai potuto metterle in pericolo... volevo e voglio bene a entrambe e la mattina del 16 febbraio io, prima che i carabinieri mi inseguissero, volevo andare a Sorso per prendere le medicine che la bambina doveva prendere ogni giorno». (na.co.)
Una circostanza, questa, che secondo l’imputato dimostrerebbe il rapporto di grande affetto che lo legava alla vittima e alle sue due figlie. «Non avrei mai potuto metterle in pericolo... volevo e voglio bene a entrambe e la mattina del 16 febbraio io, prima che i carabinieri mi inseguissero, volevo andare a Sorso per prendere le medicine che la bambina doveva prendere ogni giorno». (na.co.)
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