L’incubo dell’agalassia negli ovili del Logudoro

Si diffonde la malattia infettiva che provoca la mancanza di latte a capre e pecore Più di venti focolai aperti: decine di aziende costrette a mandare i capi al macello

OZIERI. Non si placa nel Logudoro e non solo la preoccupazione per il diffondersi dell’agalassia, patologia che colpisce ovini e caprini provocando la mancanza di latte. A Ozieri sono una decina le aziende colpite, tra le quali la società agricola Su Sassu dove, come si ricorderà, sono addirittura morte circa cinquanta capre colpite dalla variante Micoplasma Capri. I danni economici sono rilevanti, perché alla mancanza di latte nel corso della malattia e alla debilitazione degli animali che costringe a mandarli al macello (con una resa di una ventina di euro a capo) si aggiunge l’inservibilità del latte quando le bestiole sono sotto cura antibiotica.

I pastori chiedono che sul problema ci sia maggiore attenzione, e che si pensi a prevedere dei ristori per le perdite. Ristori che non sono previsti, senza contare che la perdita di capi di bestiame ha ripercussioni anche sui titoli per richiedere i premi comunitari. L’abbassamento dell’Uba, ovvero la proporzione di capi per ettaro, incide sui titoli per indennità compensativa, premio unico e benessere animale, e quindi al danno già presente se ne aggiunge un altro potenziale. La malattia non è considerata grave al pari di altre come la blue tongue, e anche i “tracciamenti” sono carenti. Ne è prova il fatto che il “passaggio” dell’agalassia in un gregge non viene tracciata nel foglio rosa, il documento che dà il via libera alla movimentazione, e quindi può capitare che delle bestie che nell’anno precedente sono state debilitate dalla malattia vengano spostati o venduti senza che si sappia, e in questo modo la malattia, se latente, potrebbe continuare a diffondersi. Sono preoccupazioni, che però restano se non smentite dai sanitari, ma questa malattia «è troppo sottovalutata» dicono gli allevatori.

Nel frattempo, sebbene per pochi casi molti allevatori non segnalano nemmeno la cosa («un’altra possibile causa di diffusione» dice Giovanni Cossu dell’azienda Su Sassu), l’agalassia si diffonde, e nel territorio sono segnalati casi a Nughedu e Oschiri e più lontano a Nuoro e Irgoli, Lodè e Flussio, Chiaramonti e Torralba. Qui nell’azienda Pirisi le capre malate, in questo caso affette dal ceppo Micoplasma Agalactiae, aumentano di giorno in giorno e alcune, dopo essere guarite, hanno avuto delle ricadute.

Il danno economico è grave, e nel mese di maggio il calo della produzione di latte è stato del 60 per cento rispetto ad aprile essendo stati colpiti un centinaio di capi. Gli allevatori chiedono quindi maggiore attenzione, sia in termini di ristori sia in termini di controlli sanitari. Attualmente in Sardegna ci sono più di venti focolai aperti (senza contare, come detto, quelli probabilmente non segnalati), e ciò forse significa che l’agalassia non è una patologia che può continuare a essere sottovalutata.

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