La difesa: «Voleva solo spaventare, non uccidere»
SASSARI. La provocazione. Il pm richiama «quella condizione di chi agisce “in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui”. Non si tratta di giustificare un omicidio – puntualizza – ma di...
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SASSARI. La provocazione. Il pm richiama «quella condizione di chi agisce “in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui”. Non si tratta di giustificare un omicidio – puntualizza – ma di ribadire che il delitto matura come rivalsa per le ripetute angherie subite per mano della persona offesa». E su questo tema tornano anche gli avvocati difensori Luigi e Gabriele Satta. I legali rievocano la condotta dell’imputato quando, dopo il delitto, rientra a casa «tremante e piangente per affidarsi poi alle mani dello Stato avviando il suo recupero sociale. In cui lui e noi crediamo». Parlano della droga «conosciuta non per scelta ma perché entrata prepotentemente in casa sua, in una famiglia disgregata ma con una mamma presente e vicina al proprio figlio». Contrariamente al pm, i Satta ritengono che «l’intendimento di Dibo fosse quello di spaventare la vittima e non di ucciderla. Non ha nemmeno la patente e pianifica un delitto, ospite di amici in auto, in una discoteca piena di gente e in presenza di terze persone a lui ostili? La verità è che quella sera tutto accade casualmente, l’imputato viene aggredito e sovrastato da colpi violenti e reagisce nel modo che purtroppo sappiamo». La difesa parla di «provocazione per accumulo» perché sarebbero diverse le minacce e le azioni ritorsive subite. «Considerando la giovane età, la resipiscenza mostrata da Dibo, il trascorso familiare e di vita, chiediamo alla corte che a questo giovane non venga chiusa la porta della speranza». (na.co.)
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