Pazienti maltrattati, processo d’Appello vietato ai giornalisti

Prima udienza per il neurologo Dore e gli altri 20 imputati Ordine e sindacato: «Censura vietata dalla Costituzione»

SASSARI. Porte chiuse e diritto di informazione negato ieri mattina a giornalisti e operatori in occasione della prima udienza del processo di secondo grado del “Caso Alzheimer” che si celebra in Corte d’Appello.

La presidente del collegio, il giudice Plinia Azzena, accogliendo la richiesta dell’avvocato della difesa, Giuseppe Tempesta (difensore del neurologo di Ittiri Giuseppe Dore, principale imputato) ha vietato l'ingresso in aula a cronisti e fotografi.


Motivazione? L’aula è troppo affollata: entrano tutti tranne i tre rappresentanti della stampa presenti per raccontare il processo. In primo grado, lo scorso novembre, il tribunale aveva condannato il neurologo di Ittiri, Giuseppe Dore, principale imputato, a 8 anni e 6 mesi di carcere, interdizione per 5 anni da pubblici e uffici e 3 anni e 6 mesi dalla professione medica. Condanna a 4 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici per il consigliere regionale Antonello Peru, accusato di avere favorito l'assegnazione di un'ala dell'ospedale di Ittiri al gruppo di Dore. Il collegio, presieduto dal giudice Mauro Pusceddu, aveva inflitto pene più severe di quelle richieste dal procuratore Gianni Caria, condannando per associazione a delinquere anche gli altri medici imputati, Marinella D'Onofrio (9 anni di reclusione), Massimo Lai (4 anni di carcere), il fisiatra Mario Piredda (3 anni e 6 mesi). Condannati anche il braccio destro di Dore, Salvatore Fadda (4 anni e 3 mesi), Gianfranco Dettori (2 anni), Maria Giuseppa Irde (4 anni e 3 mesi), Stefania Serra (3 anni e 8 mesi), Elena Cossu (3 anni e 8 mesi). Il tribunale aveva accolto le tesi della Procura della Repubblica di Sassari secondo cui la terapia di psiconeuroanalisi ideata dallo stesso Dore e applicata nella sua clinica contro l'Alzheimer, non solo non era efficace dal punto di vista medico, ma maltrattava i pazienti ed era una colossale truffa a danno dei malcapitati.

Sulla vicenda sono intervenuti con una nota congiunta l’Ordine dei giornalisti della Sardegna e l’associazione della Stampa sarda. «Ordine e sindacato - hanno scritto il presidente regionale dell’Ordine Francesco Birocchi e quello dell’Associazione Celestino Tabasso - registrano con stupore e disappunto la decisione dei giudici d’Appello sassaresi, che hanno escluso gli operatori dell’informazione – non solo fotografi e videomaker ma anche i cronisti con i loro taccuini – dal processo Alzheimer-Dore. Nel loro tradizionalismo, i giornalisti sardi erano rimasti convinti che la pubblicità del processo – in particolare di un procedimento di tale rilevanza – e l’articolo 21 della Costituzione che sottrae la stampa ad autorizzazioni e censure fossero ancora vigenti su tutto il territorio nazionale, Sassari inclusa. Nell’auspicare che il rito ungherese e le relative sospensioni discrezionali della libertà di informazione siano destinate a restare una breve parentesi nell’amministrazione della giustizia sarda - hanno concluso Birocchi e Tabasso - Ordine e Assostampa protestano fermamente a nome di tutti i lavoratori dell’informazione e dell’opinione pubblica».

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