«Bene il green pass, ma chi farà i controlli?»
I titolari delle attività produttive del Sassarese accolgono con favore il provvedimento del governo, ma restano alcune perplessità
SASSARI. Tutti d'accordo in linea di principio. Ma anche tutti perplessi su come poi si possa procedere dal punto di vista pratico. Se da una parte i titolari delle attività produttive dell'isola accolgono con favore il proposito del governo di rendere obbligatorio l'utilizzo del green pass, riconoscendo che imporre per legge un lasciapassare per entrare nei locali garantirebbe più serenità sanitaria e che oltretutto un simile provvedimento funzionerebbe da stimolo per chi ancora non si è vaccinato contro il Covid, dall'altra aleggia il terrore che - giusto per fare un esempio - persino il banale ingresso di un ristorante si trasformi nell'area controlli di sicurezza di un aeroporto, con file interminabili e procedure talmente farraginose da far perdere la pazienza sia al personale sia ai clienti. Come dire che molto dipenderà da come proprio in queste ore verrà predisposto l'obbligo del certificato, verosimilmente in vigore da lunedì prossimo.
«L'idea in sé è innegabilmente buona - sintetizza Giuseppe Boccia, presidente di Confesercenti per il Nord Sardegna - ma potrebbe diventare un incubo se venisse progettata male. I titolari delle attività in questo momento non sono assolutamente in grado di effettuare i controlli, tantomeno potrebbero sobbarcarsi ulteriori costi per farli effettuare a personale qualificato, adibito all'uopo. L'accesso con green pass - precisa Boccia - non sarebbe di facile attuazione e se mal regolato e controllato dalle scarse forze dell'ordine a disposizione, potrebbe generare situazioni di concorrenza sleale e mortificare ancor più gli esercenti in regola».Parole sostanzialmente in linea con quelle di Antonia Masala, titolare insieme al marito Fabiano del bistrot "La locanda di Antonia", a Sassari. «Premesso che ritengo che vaccinarsi sia corretto - dice - la mia paura è che l'obbligo del lasciapassare per i locali sia di difficile attuazione. Nell'ultimo anno e mezzo abbiamo subito grossi danni economici, non vorrei che questo provvedimento ci affossasse definitivamente».
La pensa sostanzialmente così anche Gigi Sau, proprietario della trattoria "Lo Romanì", nel centro storico di Alghero. «La vedo un'operazione giusta in teoria ma molto complicata sul piano pratico, spero sinceramente che a nessuno venga in mente di farci diventare dei pubblici ufficiali predisposti a controlli burocratici. E se anche tutto dovesse avvenire con l'ausilio della tecnologia, dovrebbe essere la Regione a fornirci gli strumenti elettronici per leggere e verificare l'autenticità dei codici "qr"». Più possibilista, invece, Antonello Zappino, proprietario del ristorante "La Risacca", nella marina di Sorso. «Credo che l'obbligo del green pass tuteli un po' tutti - commenta -, se ci sarà bisogno di fare controlli all'ingresso ci adegueremo».
Decisamente particolare la situazione delle sale cinematografiche e delle discoteche. «Dopo questo lunghissimo periodo di chiusure - sottolinea Alessandro Murtas, del cinema Moderno di Sassari - dobbiamo lavorare affinché il pubblico riprenda l'abitudine al grande schermo, certo non possiamo permetterci di scoraggiarlo con code e deliri burocratici». Mentre Piero Muresu, presidente regionale del Silb, il sindacato dei locali da ballo, saluta il decreto legge in questione con grande ottimismo. «Per noi titolari di discoteche - spiega - l'ingresso con il green pass rappresenta al momento l'unica soluzione. Vogliamo aprire in sicurezza».
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