Campus Ersu, è caccia alla sede
di Giovanni Bua
Giornate febbrili dopo lo stop al progetto San Lorenzo per gli importanti ritrovamenti archeologici
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SASSARI. Giornate febbrili all’Ersu, con il presidente Massimo Sechi e il direttore generale Antonello Arghittu a caccia, insieme a Comune e Università, di un luogo dove trasferire il progetto del campus di San Lorenzo, di fatto cancellato dopo il clamoroso ritrovamento archeologico della Soprintendenza che, nell’area di due ettari e mezzo su cui doveva sorgere la residenza studentesca, ha portato alla luce resti di età romana repubblicana, ma anche fenicio-punica e nuragica, con la concreta ipotesi che in quell’area ricada la “mansio Ad Herculem” localizzata da alcuni studiosi proprio nell’areale di San Lorenzo.
Il problema è mettere in sicurezza i 26 milioni rimasti del Fondo per lo sviluppo e la coesione, già in parte intaccati per l’acquisto del terreno dall’università, la progettazione preliminare e i rilievi archeologici (circa 1,3 milioni di spese già sostenute), con l’assessore regionale Andrea Biancareddu in costante pressing. I tempi sono strettissimi: l’opera deve essere accantierata entro dicembre 2022 e finita entro il 2025 e sembra ormai evidente che servirà un rinvio e una rimodulazione, ma per rimettere per l’ennesima volta le mani del finanziamento, serve anche una prospettiva concreta da cui ripartire.
Mentre sindaco, rettore e presidente Ersu vagliano tutte le soluzioni proponibili la rosa dei candidati perde molti petali. Niente da fare per l’ex Turritania, che tornerà a nuova vita grazie a 5 milioni arrivati dal progetto Pinqua, che inoltre metterà mani anche nel recupero del patrimonio immobiliare pubblico del centro storico, da destinare ad housing sociale, facendo dunque tramontare anche la non facile ipotesi di un campus diffuso nella città murata (peraltro non gradito all’Ersu per i suoi altissimi costi di gestione). Niente da fare per l’ex Colonia Campestre a Cappuccini, su cui il Comune ha calato una fiche importante che non vuole bruciare: un mega progetto da 16 milioni per la riqualificazione di tutta l’area (compresi 5 ettari di oliveto storico) al vaglio del ministero. Difficilissima l’ipotesi dell’ex Brefotrofio a San Pietro, di proprietà dell’Università, con il soprintendente Billeci che ha fatto intendere che ci sarebbero problemi di tutela. E di fatto, da tempo, sfumata l’idea di fare un campus in piazza Castello nella sede del comando della Brigata Sassari.
Resta, tutta da verificare, l’ipotesi di attingere a terreni privati, per i quali è però necessario capire se si può procedere all’acquisto per vie brevi e soprattutto se la Regione è disposta a rimpinguare le cifre a disposizione del progetto, magari tornando all’originario maxi campus (per il quale dovrebbero ancora esistere ulteriori 20 milioni di finanziamenti nel Patto per la Sardegna siglato dall’allora premier Renzi e dal presidente Pigliaru) spacchettato in tre dopo l’accordo tra Comune, Regione ed Ersu firmato con l’allora giunta Sanna, con il solo progetto di San Lorenzo che è poi effettivamente riuscito a vedere la luce, prima di naufragare anch’esso.
Sul piatto ci potrebbero essere i 22mila metri quadri a Baddimanna di proprietà del Seminario Arcivescovile, già al centro di un progetto di housing sociale mai decollato, ma anche due terreni arrivati entrambi all’ultimo miglio nella scelta della location per il campus, e poi per vari motivi abbandonati: l’area delle ex Semolerie Azzena, poco prima del sottopasso di Santa Maria, bocciata in extremis da Palazzo Ducale nel 2014, e un’area a Piandanna, risultata la più adatta dopo una nuova manifestazione di interesse dell’Ersu, ma anch’essa scartata nel 2015.
Quel che è certo è che i tempi sono strettissimi, e che l’Ersu non vuole restare con il cerino in mano, prendendosi la responsabilità di una decisione che spera sia collettiva, ma che alla fine, con il via libera della Regione e l’aiuto di Uniss e Comune, inevitabilmente dagli uffici di via Coppino dovrà arrivare.
Il problema è mettere in sicurezza i 26 milioni rimasti del Fondo per lo sviluppo e la coesione, già in parte intaccati per l’acquisto del terreno dall’università, la progettazione preliminare e i rilievi archeologici (circa 1,3 milioni di spese già sostenute), con l’assessore regionale Andrea Biancareddu in costante pressing. I tempi sono strettissimi: l’opera deve essere accantierata entro dicembre 2022 e finita entro il 2025 e sembra ormai evidente che servirà un rinvio e una rimodulazione, ma per rimettere per l’ennesima volta le mani del finanziamento, serve anche una prospettiva concreta da cui ripartire.
Mentre sindaco, rettore e presidente Ersu vagliano tutte le soluzioni proponibili la rosa dei candidati perde molti petali. Niente da fare per l’ex Turritania, che tornerà a nuova vita grazie a 5 milioni arrivati dal progetto Pinqua, che inoltre metterà mani anche nel recupero del patrimonio immobiliare pubblico del centro storico, da destinare ad housing sociale, facendo dunque tramontare anche la non facile ipotesi di un campus diffuso nella città murata (peraltro non gradito all’Ersu per i suoi altissimi costi di gestione). Niente da fare per l’ex Colonia Campestre a Cappuccini, su cui il Comune ha calato una fiche importante che non vuole bruciare: un mega progetto da 16 milioni per la riqualificazione di tutta l’area (compresi 5 ettari di oliveto storico) al vaglio del ministero. Difficilissima l’ipotesi dell’ex Brefotrofio a San Pietro, di proprietà dell’Università, con il soprintendente Billeci che ha fatto intendere che ci sarebbero problemi di tutela. E di fatto, da tempo, sfumata l’idea di fare un campus in piazza Castello nella sede del comando della Brigata Sassari.
Resta, tutta da verificare, l’ipotesi di attingere a terreni privati, per i quali è però necessario capire se si può procedere all’acquisto per vie brevi e soprattutto se la Regione è disposta a rimpinguare le cifre a disposizione del progetto, magari tornando all’originario maxi campus (per il quale dovrebbero ancora esistere ulteriori 20 milioni di finanziamenti nel Patto per la Sardegna siglato dall’allora premier Renzi e dal presidente Pigliaru) spacchettato in tre dopo l’accordo tra Comune, Regione ed Ersu firmato con l’allora giunta Sanna, con il solo progetto di San Lorenzo che è poi effettivamente riuscito a vedere la luce, prima di naufragare anch’esso.
Sul piatto ci potrebbero essere i 22mila metri quadri a Baddimanna di proprietà del Seminario Arcivescovile, già al centro di un progetto di housing sociale mai decollato, ma anche due terreni arrivati entrambi all’ultimo miglio nella scelta della location per il campus, e poi per vari motivi abbandonati: l’area delle ex Semolerie Azzena, poco prima del sottopasso di Santa Maria, bocciata in extremis da Palazzo Ducale nel 2014, e un’area a Piandanna, risultata la più adatta dopo una nuova manifestazione di interesse dell’Ersu, ma anch’essa scartata nel 2015.
Quel che è certo è che i tempi sono strettissimi, e che l’Ersu non vuole restare con il cerino in mano, prendendosi la responsabilità di una decisione che spera sia collettiva, ma che alla fine, con il via libera della Regione e l’aiuto di Uniss e Comune, inevitabilmente dagli uffici di via Coppino dovrà arrivare.
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