«Zir, i conti sono a secco per colpa di Abbanoa»
di Giovanni Bua
Il commissario: soldi sequestrati per un contenzioso e la Regione non interviene Niente manutenzione di strade e marciapiedi e arriva anche la multa del Comune
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SASSARI. Le “ganasce” di Abbanoa su Predda Niedda, e le solite pastoie burocratiche della Regione, rendono impossibile la liquidazione del consorzio Zir. Che potrebbe essere il primo dell’Isola a chiudere l’ormai storica gestione commissariale (iniziata dal 2008) ma invece si trova a non avere i soldi per pagare gli stipendi dei 7 dipendenti rimasti e fare l’ordinaria manutenzione e pulizia delle strade. Con il paradossale risultato che il Comune, che teoricamente dovrebbe avere la gestione della Zir fin dall’inizio della sua liquidazione, ha inviato in questi giorni sanzioni per un migliaio di euro per mancato rispetto delle prescrizioni antincendio relative alla pulizia di strade e aree verdi. E l’Ats invia note a raffica chiedendo la messa in sicurezza e il ripristino della viabilità davanti al centro vaccinale di Promocamera, frequentatissimo e teatro il mese scorso di un investimento mortale.
Richieste a cui, chiaramente, il commissario liquidatore Salvatore Cosseddu non può dare corso, stritolato da un nodo gordiano che rende irrisolvibile una partita che sarebbe decisiva per il rilancio di Predda Niedda, e che invece rischia di farla affondare: «Se Regione e Abbanoa non si siederanno intorno a un tavolo per risolvere definitivamente la situazione – tuona – saremo costretti ad azioni clamorose, come chiudere i varchi di accesso della Zona Industriale e impedire il traffico veicolare».
Eppure l’annosa guerra dell’acqua era arrivata nel 2019 a un passo dalla soluzione. Con il passaggio della rete della Zir ad Abbanoa e la Regione che aveva stanziato 11 milioni di euro per colmare una parte del debito (che ora ammonta a 22 milioni). Una voragine antica, accumulata negli anni in cui l’intera zona industriale era collegata a un unico contatore intestato al Consorzio, che negli anni aveva accumulato una morosità di 25 milioni. Per colpa di un tasso di dispersione del 60%, che da solo produceva perdite per il Consorzio di oltre 2 milioni annui, impianti di sollevamento fognario fuori servizio (successivamente rimessi a posto dal Consorzio) e allacci all’utenza in gran parte irregolari. Irregolarità sanate, con Salvatore Cosseddu che si è impegnato a censire e aggiornare le anagrafiche utenti, oltre che inoltrare richiesta di regolarizzazione ai titolari dei 75 scarichi industriali sprovvisti di autorizzazione. Un’impresa titanica per un consorzio commissariato da 12 anni, che teoricamente dovrebbe occuparsi solo dell’ordinaria amministrazione, tanto che Abbanoa decide infine di rendersi disponibile a prendere in carico la gestione della rete che scorre sotto i 450 ettari di capannoni e asfalto e la Regione che trova i fondi per tappare il buco. Tutto fatto? Nemmeno per idea. Abbanoa infatti si tira indietro all’ultimo metro per quanto riguarda la liquidazione dei debiti pregressi, dicendo che vuole chiudere la partita di tutte le Zir dell’Isola e non solo di quella sassarese, e nel mentre mette le ganasce a un conto postale vincolato nel quale confluiscono gli incassi da parte della Zir dei piano di rientro degli arrentrati dei consumi idrici, 600mila euro che di fatto sono l’unica “cassa” a disposizione della Zir per la gestione ordinaria. «In realtà – spiega Salvatore Cosseddu – avremmo a disposizione anche 400mila euro, utilizzabili perché il loro vincolo è caduto, dopo 10 anni, in prescrizione. Ma serve il via libera della Regione, che non arriva». Risultato: «Abbiamo completato l’allineamento catastale, risanato i problemi delle utenze e, se avessimo i fondi, in un anno saremo in grado di chiudere la liquidazione della Zir. E invece stiamo affondando nei debiti. Non staremo ad aspettare a lungo, e a quel punto la Regione dovrà prendersi le sue responsabilità».
Richieste a cui, chiaramente, il commissario liquidatore Salvatore Cosseddu non può dare corso, stritolato da un nodo gordiano che rende irrisolvibile una partita che sarebbe decisiva per il rilancio di Predda Niedda, e che invece rischia di farla affondare: «Se Regione e Abbanoa non si siederanno intorno a un tavolo per risolvere definitivamente la situazione – tuona – saremo costretti ad azioni clamorose, come chiudere i varchi di accesso della Zona Industriale e impedire il traffico veicolare».
Eppure l’annosa guerra dell’acqua era arrivata nel 2019 a un passo dalla soluzione. Con il passaggio della rete della Zir ad Abbanoa e la Regione che aveva stanziato 11 milioni di euro per colmare una parte del debito (che ora ammonta a 22 milioni). Una voragine antica, accumulata negli anni in cui l’intera zona industriale era collegata a un unico contatore intestato al Consorzio, che negli anni aveva accumulato una morosità di 25 milioni. Per colpa di un tasso di dispersione del 60%, che da solo produceva perdite per il Consorzio di oltre 2 milioni annui, impianti di sollevamento fognario fuori servizio (successivamente rimessi a posto dal Consorzio) e allacci all’utenza in gran parte irregolari. Irregolarità sanate, con Salvatore Cosseddu che si è impegnato a censire e aggiornare le anagrafiche utenti, oltre che inoltrare richiesta di regolarizzazione ai titolari dei 75 scarichi industriali sprovvisti di autorizzazione. Un’impresa titanica per un consorzio commissariato da 12 anni, che teoricamente dovrebbe occuparsi solo dell’ordinaria amministrazione, tanto che Abbanoa decide infine di rendersi disponibile a prendere in carico la gestione della rete che scorre sotto i 450 ettari di capannoni e asfalto e la Regione che trova i fondi per tappare il buco. Tutto fatto? Nemmeno per idea. Abbanoa infatti si tira indietro all’ultimo metro per quanto riguarda la liquidazione dei debiti pregressi, dicendo che vuole chiudere la partita di tutte le Zir dell’Isola e non solo di quella sassarese, e nel mentre mette le ganasce a un conto postale vincolato nel quale confluiscono gli incassi da parte della Zir dei piano di rientro degli arrentrati dei consumi idrici, 600mila euro che di fatto sono l’unica “cassa” a disposizione della Zir per la gestione ordinaria. «In realtà – spiega Salvatore Cosseddu – avremmo a disposizione anche 400mila euro, utilizzabili perché il loro vincolo è caduto, dopo 10 anni, in prescrizione. Ma serve il via libera della Regione, che non arriva». Risultato: «Abbiamo completato l’allineamento catastale, risanato i problemi delle utenze e, se avessimo i fondi, in un anno saremo in grado di chiudere la liquidazione della Zir. E invece stiamo affondando nei debiti. Non staremo ad aspettare a lungo, e a quel punto la Regione dovrà prendersi le sue responsabilità».
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