Aou di Sassari, notti da incubo sulle barelle nei corridoi

Il dramma dei pazienti che non hanno privacy e non chiudono occhio. Un problema decennale acuito dai tagli dovuti al covid nelle lungodegenze

SASSARI. Dicono: «Bisogna provarle tre notti di fila sbattuti in un corridoio, a dormire su una barella». Dicono: «Non si chiude occhio. Hai sempre la luce accesa, la gente che passa. Non hai privacy, intimità. Se te la fai addosso e non sei autosufficiente, ti puliscono davanti a tutti». E ancora: «Se devi mangiare, devi aspettare che quelli in stanza abbiano finito, per avere una sedia e un tavolo dove appoggiare il piatto». Dicono: questa non è sanità, questo è terzo mondo».

La provano ogni giorno sulla propria pelle i pazienti di Patologia Medica, Geriatria, delle Medicine Interne, che ospitano nei corridoi una media di 10-15 barelle in appoggio. Perché i reparti sono saturi e il Pronto Soccorso sforna di continuo pazienti bisognosi di ricovero.


Bed manager. E allora i bed manager si devono arrangiare con letti che non esistono, con giochi di prestigio ritagliando spazi nei corridoi. Tra l’altro, l’istituzione del bed management era stata annunciata come una panacea per risolvere il sovraffollamento delle corsie. Sei infermieri tolti dai reparti più un responsabile, per garantire la mappatura dei posti letto disponibili al pronto soccorso. Il rapporto costi benefici, alla luce del proliferare delle barelle, non sembra così entusiasmante. Altra perplessità: il bed manager esiste anche in Ats: c’è reale interazione con quello dell’Aou? C’è dialogo sulle disponibilità di un ospedale o di un altro?

Il blitz. I Nas, due giorni fa, hanno fatto un blitz nei vari piani del Santissima Annunziata: hanno preso atto di una situazione insostenibile, ma anche dell’impossibilità di risolverla nel breve periodo, perché i problemi alla base sono enormi e si trascinano da decenni.

Il Covid. Per far spazio ai malati Covid e per reclutare personale che se ne occupi, la direzione Aou ha tolto 21 letti da Clinica Medica, che a suo tempo aveva anche una decina di letti in appoggio. L’Ats ha cancellato 18 posti nella Lungodegenza di Ittiri, per dirottare lo staff sul reparto Covid del Marino di Alghero. E Ittiri rappresentava una valvola di sfogo per i post acuti del Santissima Annunziata. Quindi lo scontrino è inevitabile e salato, perché ogni volta che dai al Covid, con una coperta corta, devi togliere da un’altra parte.

I numeri. E quindi lo scenario è il seguente: Patologia Medica arranca da sempre e si ritrova sul groppone 10 barelle. Geriatria da due mesi senza primario gestisce 12 barelle in appoggio. Si sono volatilizzati i 12 letti (più appoggi) di Gastroenterologia. Medicina Interna ogni giorno ha in carico 10-15 barelle. La situazione è drammatica. Questo perché la gestione pandemica è stata tutt’altro che lungimirante. Ci si è concentrati sulle emergenze, si è speso tantissimo per strutture inutili come quelle amovibili davanti al pronto soccorso, e si è dato poco ascolto alle indicazioni ministeriali che suggerivano: aumentate le prestazioni, aumenta i post acuti, aumentate la subintensiva, aumentate le degenze. Alla fine i nodi sono venuti al pettine. In lockdown la gente stava a casa, la traumatologia era deserta. Ora l’ospedale è di nuovo zeppo di pazienti con traumi, neoplasie, infarti.

Niente filtri. In verità in ospedale si va per qualsiasi cosa, non c’è filtro. Il 40% di chi viene ricoverato e assistito nelle Medicine deve fare una terapia idratante. Potrebbero eseguirla a casa, con l’Adi o con il medico di famiglia. La gente non ha più possibilità di essere curata dal proprio medico, allora intasa i pronto soccorso. Mancano figure di riferimento come potrebbe essere l’infermiere di famiglia (legge nazionale, non attuata in Sardegna) o ospedali di comunità. In sostanza ciò che non esiste da sempre è la continuità ospedale-territorio.

Poco dialogo. La carenza di dialogo tra Ats e Aou, poi impedisce una dimissione celere dei pazienti. Non ci sono posti nelle lungodegenze di Alghero e Ittiri, nelle Rsa, non c’è paracadute, non c’è assistenza domiciliare integrata. In Aou ci sono difficoltà anche a dimettere i pazienti dalle rianimazioni perché mancano strutture per la riabilitazione da danni celebrali. La politica regionale da decenni non ha mai realizzato un piano per la riforma dei servizi territoriali. Ha sempre preferito investire sugli ospedali, sui grossi appalti, su opere che hanno un ritorno di immagine. E si sono erose le fondamenta, cioè i piccoli presìdi: il territorio.

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