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la protesta 

«Voglio giustizia per mio marito» Donna minaccia di incatenarsi

SASSARI. «Pur di ottenere giustizia per mio marito sono disposta a incatenarmi davanti a Montecitorio». Non ha intenzione di arrendersi nemmeno davanti al verdetto della magistratura, Teresa Piga,...

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SASSARI. «Pur di ottenere giustizia per mio marito sono disposta a incatenarmi davanti a Montecitorio». Non ha intenzione di arrendersi nemmeno davanti al verdetto della magistratura, Teresa Piga, vedova di Giovanni Camedda – comandante dei rimorchiatori di Porto Torres, pilota del porto di Oristano, autore di numerosissimi salvataggi in condizioni estreme – che ieri pomeriggio in piazza d’Italia ha voluto platealmente riaccendere i riflettori sul caso del coniuge. L’uomo, deceduto il 15 aprile scorso all’età di 86 anni, prima della sua morte era stato infatti al centro di una vicenda giudiziaria che lo vedeva presunta vittima in famiglia di circonvenzione di incapace. Accuse poi totalmente cadute in tribunale.

Originario di Solanas, nato contadino, Camedda non aveva mai imparato a nuotare ma ha dedicato la sua vita al mare già poco più che quindicenne, lavorando alle dipendenze dell’armatore Achille Onorato. Da lì l’avvio di una carriera prestigiosa, costellata da una pioggia di onorificenze tra le quali quelle assegnategli dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e dal re di Spagna Juan Carlos di Borbone. Il comandante Camedda, a bordo del rimorchiatore “Vincente” della flotta Onorato, ha segnato alcune imprese al limite dell’incredibile mettendo in salvo petroliere e navi mercantili grazie alla sua autorità e a una freddezza fuori dal comune.

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