«Mi hanno strappato i miei figli»
di Nadia Cossu
Lascia i bambini con l’ex marito per 15 giorni, va a riprenderli ma scopre che lui si è rivolto al giudice
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SASSARI. È sbarcata due giorni fa a Civitavecchia da una nave proveniente dalla Sardegna. Ma mentre insieme ai suoi due figli di 5 e 8 anni si preparava a salire sul treno che li avrebbe portati tutti e tre a Roma è stata fermata dalla polizia ferroviaria perché i loro nomi erano inseriti tra quelli “da rintracciare”. E da quel momento per la donna e per i bimbi è iniziato l’incubo.
In pochi istanti, infatti, i figli, tra grida di disperazione reciproche, le sono stati portati via e sono stati accompagnati in una comunità sulla base di un provvedimento che era stato emesso nel 2018 dal tribunale dei minori di Roma. Ma per capire tutti i contorni della vicenda bisogna fare un passo indietro e tornare in Sardegna.
La donna, una 39enne russa, è separata dal marito, un potente e ricco 59enne, suo connazionale, dal quale ha avuto due bambini. Lui a un certo punto lascia la Russia e si trasferisce in Sardegna, nel Sassarese, dove conduce una vita agiata insieme alla nuova compagna con cui nel frattempo ha avuto un altro figlio. Stando a quanto raccontato dalla donna, per tre anni il suo ex marito – ormai stabile nell’isola – non avrebbe mai cercato i bambini. Ma il più piccolo alcuni mesi fa ha subìto un intervento chirurgico e lei ha correttamente informato il padre. Per questo l’uomo avrebbe proposto alla ex moglie – cui il tribunale russo ha affidato in esclusiva i figli – che entrambi i bambini trascorressero quindici giorni ad agosto con lui. Proposta accettata senza particolari riserve.
Quando però a fine mese la mamma è andata in una villa della Costa Smeralda a riprendere i figli (che tra l’altro avrebbero dovuto ricominciare la scuola in Russia il primo settembre) si è scontrata con l’improvvisa ostilità dell’ex coniuge: «No, i bambini restano con me – le avrebbe detto – Se vuoi portarli via fallo pure ma non ti darò i passaporti». Che tradotto significa: non potrai lasciare l’Italia e tornare in Russia. Ma l’uomo fa anche di più: presenta autonomamente un ricorso al tribunale per i minorenni di Sassari sostenendo che la ex moglie avesse abbandonato i figli e quindi chiede l’affidamento esclusivo e la decadenza della potestà genitoriale per la madre. Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché non è patrocinato da un avvocato. Il 59enne lo ripresenta, stavolta col patrocinio di un legale del foro di Roma. La donna a quel punto viene contattata dai Servizi sociali ai quali mostra la sentenza del tribunale russo e soprattutto respinge con forza le accuse mosse dall’ex marito. Si rivolge quindi all’avvocato Giuseppe Onorato che lunedì ha chiesto il rigetto del ricorso ritenendo infondate le motivazioni, smontando le accuse rivolte alla sua assistita e sollevando anche una questione relativa alla giurisdizione: il tribunale di Sassari non sarebbe competente. La decisione dei giudici è attesa nelle prossime ore.
Nel frattempo, però, la signora si è imbarcata insieme ai due bambini verso Roma con l’intenzione di andare nella sede dell’ambasciata per ottenere i titoli di viaggio dei figli e poter così tornare in Russia subito dopo la pronuncia dei giudici di Sassari. Ma alla stazione di Civitavecchia è stata bloccata dalla Polfer.
Incredula, la 39enne ha scoperto solo in quel momento che già nel 2018 l’ex marito, mentre lei e i bambini erano in vacanza a Fregene, aveva presentato un ricorso al tribunale dei minori di Roma con accuse contro di lei. Anche in quel caso il ricorso era stato respinto (i bambini erano infatti già rientrati in Russia) ma con una sorta di “postilla”: nel caso madre e figli fossero stati “rintracciati” dalle forze di polizia queste ultime avrebbero dovuto darne notizia alla Procura per i minorenni di Roma. E questo si è effettivamente verificato lunedì. È stato perciò avviato un nuovo procedimento al tribunale dei minori della capitale per la decadenza della potestà genitoriale della donna chiesta ancora una volta dall’ex marito.
La 39enne – in preda alla disperazione e senza nemmeno sapere in quale comunità i suoi figli sono stati portati – chiede giustizia. Per se stessa ma soprattutto per i bambini che hanno mostrato un forte attaccamento alla mamma e una grande sofferenza per esser stati allontanati in quel modo da lei.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
In pochi istanti, infatti, i figli, tra grida di disperazione reciproche, le sono stati portati via e sono stati accompagnati in una comunità sulla base di un provvedimento che era stato emesso nel 2018 dal tribunale dei minori di Roma. Ma per capire tutti i contorni della vicenda bisogna fare un passo indietro e tornare in Sardegna.
La donna, una 39enne russa, è separata dal marito, un potente e ricco 59enne, suo connazionale, dal quale ha avuto due bambini. Lui a un certo punto lascia la Russia e si trasferisce in Sardegna, nel Sassarese, dove conduce una vita agiata insieme alla nuova compagna con cui nel frattempo ha avuto un altro figlio. Stando a quanto raccontato dalla donna, per tre anni il suo ex marito – ormai stabile nell’isola – non avrebbe mai cercato i bambini. Ma il più piccolo alcuni mesi fa ha subìto un intervento chirurgico e lei ha correttamente informato il padre. Per questo l’uomo avrebbe proposto alla ex moglie – cui il tribunale russo ha affidato in esclusiva i figli – che entrambi i bambini trascorressero quindici giorni ad agosto con lui. Proposta accettata senza particolari riserve.
Quando però a fine mese la mamma è andata in una villa della Costa Smeralda a riprendere i figli (che tra l’altro avrebbero dovuto ricominciare la scuola in Russia il primo settembre) si è scontrata con l’improvvisa ostilità dell’ex coniuge: «No, i bambini restano con me – le avrebbe detto – Se vuoi portarli via fallo pure ma non ti darò i passaporti». Che tradotto significa: non potrai lasciare l’Italia e tornare in Russia. Ma l’uomo fa anche di più: presenta autonomamente un ricorso al tribunale per i minorenni di Sassari sostenendo che la ex moglie avesse abbandonato i figli e quindi chiede l’affidamento esclusivo e la decadenza della potestà genitoriale per la madre. Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché non è patrocinato da un avvocato. Il 59enne lo ripresenta, stavolta col patrocinio di un legale del foro di Roma. La donna a quel punto viene contattata dai Servizi sociali ai quali mostra la sentenza del tribunale russo e soprattutto respinge con forza le accuse mosse dall’ex marito. Si rivolge quindi all’avvocato Giuseppe Onorato che lunedì ha chiesto il rigetto del ricorso ritenendo infondate le motivazioni, smontando le accuse rivolte alla sua assistita e sollevando anche una questione relativa alla giurisdizione: il tribunale di Sassari non sarebbe competente. La decisione dei giudici è attesa nelle prossime ore.
Nel frattempo, però, la signora si è imbarcata insieme ai due bambini verso Roma con l’intenzione di andare nella sede dell’ambasciata per ottenere i titoli di viaggio dei figli e poter così tornare in Russia subito dopo la pronuncia dei giudici di Sassari. Ma alla stazione di Civitavecchia è stata bloccata dalla Polfer.
Incredula, la 39enne ha scoperto solo in quel momento che già nel 2018 l’ex marito, mentre lei e i bambini erano in vacanza a Fregene, aveva presentato un ricorso al tribunale dei minori di Roma con accuse contro di lei. Anche in quel caso il ricorso era stato respinto (i bambini erano infatti già rientrati in Russia) ma con una sorta di “postilla”: nel caso madre e figli fossero stati “rintracciati” dalle forze di polizia queste ultime avrebbero dovuto darne notizia alla Procura per i minorenni di Roma. E questo si è effettivamente verificato lunedì. È stato perciò avviato un nuovo procedimento al tribunale dei minori della capitale per la decadenza della potestà genitoriale della donna chiesta ancora una volta dall’ex marito.
La 39enne – in preda alla disperazione e senza nemmeno sapere in quale comunità i suoi figli sono stati portati – chiede giustizia. Per se stessa ma soprattutto per i bambini che hanno mostrato un forte attaccamento alla mamma e una grande sofferenza per esser stati allontanati in quel modo da lei.
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