La Nuova Sardegna

Sassari

L’allenatore dei campioni costretto a emigrare a Uri

di Giovanni Bua
L’allenatore dei campioni costretto a emigrare a Uri

La Boxing club Domenico Mura trova ospitalità nella polivalente del paese «Il “mio” Federico Serra si batterà ai mondiali e non avevamo dove allenarci»

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SASSARI. Ha appena accompagnato Federico Serra in aeroporto, destinazione Sarajevo, per un torneo di rodaggio in vista dei campionati del mondo di fine ottobre a Belgrado, dove sarà sicuro protagonista. Ed è diretto a Uri, dove finalmente ha trovato casa.

Lui è Domenico Mura, fondatore nel 2012 insieme alla moglie Daniela della omonima Boxing Club. «Sembra incredibile – racconta sconsolato – ma dopo mesi passati chiedendo ospitalità ad amici, facendo allenare i miei ragazzi in spiaggia o al parco, alla fine sono stato costretto a lasciare Sassari».

Ad accoglierlo il cugino Tonino Mura, direttore tecnico del centro sportivo Karate Sardegna Uri e responsabile regionale Karate Csen, che ha trovato uno spazio stabile nel centro polifunzionale di via Tempio per ospitare i campioni di boxe senza casa. E il termine campioni non è esagerato. Domenico Mura, pugile dall’età di 10 anni (si innamorò della nobile arte nella “Boxing Club Porto Torres” dove allenavano Alberto Mura e Battista Calvia) da tecnico ha messo in bacheca decine di titoli e medaglie. E scoperto due tra più forti prospect della boxe italiana: i fratelli Gianmario (ora combatte per la Gymnasium) e, appunto, Federico Serra.

Un vero gioiello, due volte campione italiano, 2 guanti d'oro, imbattuto in tutti gli scontri diretti con la nazionale italiana, 1 medaglia d'oro 1 argento e 1 bronzo ai tornei internazionali, campione della comunità europea, medaglia di bronzo ai campionati europei, già due partecipazioni ai campionati del mondo, nel 2017 e 2018 e titolare nell'Italia Thunder alle World Serios Boxing.

Evidentemente non abbastanza per meritare un ring stabile in cui allenarsi nella sua città. «Sassari meriterebbe un luogo totalmente dedicato alla boxe. Io ho organizzato eventi internazionali, ho portato nell’Isola la nazionale italiana, a Budoni però. E ora ho un atleta di livello assoluto, che quando è qui nell’Isola era costretto ad allenarsi da amici, o in spiaggia. Poco può risolvere una palestra di scuola come quella che ci è stata offerta, soprattutto se si chiede a società che vivono di passione di ristrutturala a spese loro. Sono state investite cifre davvero ingenti per impianti di altre attività, che certo non portano i risultati sportivi della boxe. Il nostro sport merita di più, e anche rispetto».

Da qui l’idea, o meglio la necessità, di emigrare ad Uri. Dove la boxe sbarca per la prima volta e per la nobile arte è già scoppiato l’amore. «Ci sono già i primi iscritti in paese, e dai paesi limitrofi. E anche cinque atleti sassaresi. Perché c’è fame di boxe, che è una disciplina completa, dura ma capace di dare grandi soddisfazioni. E soprattutto è uno sport che ha grande valenza sociale, che spesso dà una possibilità concreta a giovani particolari. Che insegna la disciplina, il rispetto, e la assoluta non violenza. Sono valori importanti, che vanno tutelati, come va tutelata la grande scuola che esiste nel nostro territorio, e che va avanti solo grazie alla passione, non certo agli aiuti di nessuno».

E, mentre Uri coccola i neo arrivati campioni, Sassari non può far altro che interrogarsi sul fatto se fosse davvero impossibile trovare uno spazio dove ospitarli e farli crescere. Magari quell’impianto stabile di cui parla Mura, da dedicare anche all’organizzazione di eventi e al rilancio di un movimento che per ora va avanti da solo, ma le cui punte di diamante finiranno per dover emigrare per poter continuare a crescere. E non nella vicina Uri ma dall’altra parte del mare.



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