«Senza i sindaci il Pnrr è inutile»
di Giovanni Bua
Tutti i primi cittadini del Nord firmano un documento durissimo: niente sviluppo senza coesione
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SASSARI. «Solo ed esclusivamente con il contributo di tutti si può attivare un vero sviluppo e una virtuosa coesione territoriale». Questo il cuore del documento sottoscritto lunedì pomeriggio nella sala giunta del Palazzo della Provincia di Piazza d'Italia, dall’amministratore straordinario Pietrino Fois e dai rappresentanti delle Unioni dei Comuni e dalle Comunità montane del Nord Sardegna. Un testo condiviso da tutti i Comuni del nord dell’Isola in cui i 92 sindaci del territorio presentano le loro proposte sulla programmazione Pnnr «ripartendo dalle esigenze concrete e dalle specificità dei territori».
Una risposta unitaria a cui ora seguirà il confronto con gli altri attori che si sono impegnati per entrare nel dibattito sulla ripartizione dei fondi del piano: la Rete Metropolitana e il Tips. «L’obiettivo non è quello di essere destinatari di fondi o finanziamenti ma di essere ascoltati – esordisce il documento – e coinvolti. Sviluppo e coesione territoriale non possono esistere separatamente. Fratture territoriali nelle politiche di sviluppo, come già ormai ampiamente dimostrato dai fatti, determinano solo desertificazione. L’ascolto dei sindaci come base di partenza di qualunque ipotesi di sviluppo e prima che venga erogato anche un solo euro di finanziamento».
«Il Pnnr – continua il documento – si pone, fra gli altri, l’obbiettivo strategico di realizzare una nuova coesione sociale e territoriale. Questo è il fulcro, nella convinzione che le zone interne della Sardegna debbano costituire la base di ogni politica di sviluppo regionale. Per questo è assolutamente necessario che gli interventi si pongano il fondamentale obiettivo di combattere lo spopolamento delle aree interne innescando una inversione di tendenza».
Tra le priorità il fatto che «i Comuni e i loro amministratori abbiano una struttura tecno-amministrativa dotata di personale qualificato proporzionato alle esigenze programmatorie». E ancora: «Il tessuto di strade, viabilità e percorsi che rendono il territorio più accessibile alla manutenzione ed ai programmi, anche pubblici, di rimboschimento, forestazione e valorizzazione ambientale». Poi il collegamento dei bacini idrografici del Nord Sardegna. Gli interventi sulle infrastrutture di collegamento verso i centri più popolati, la connettività e le reti, lo sviluppo locale e la mobilità sostenibile, le energie rinnovabili e la transizione energetica, gli investimenti sul capitale umano e sulla scuola, una sanità territoriale a misura d’uomo. «Questi sono i punti cardine dello sviluppo del territorio e per i quali è impossibile immaginare l’assenza dei sindaci e pretendere uno sviluppo serio, armonico, equilibrato e bilanciato. Nessuno più dei sindaci ne conosce le esigenze».
«Nei Comuni costieri la modernizzazione e l’ampliamento della portualità turistica e commerciale in uno con un piano integrato di formazione professionale e di mobilità (tenuto conto anche delle criticità legate ai collegamenti marittimi con le isole minori come La Maddalena e l’Asinara), darebbe il via ad una inversione di rotta alla inarrestabile fuga verso il continente e l’estero delle migliori professionalità. Non siamo interessati a politiche che ci vengano dettate da chi non sa leggere le dinamiche della nostra terra».
Una risposta unitaria a cui ora seguirà il confronto con gli altri attori che si sono impegnati per entrare nel dibattito sulla ripartizione dei fondi del piano: la Rete Metropolitana e il Tips. «L’obiettivo non è quello di essere destinatari di fondi o finanziamenti ma di essere ascoltati – esordisce il documento – e coinvolti. Sviluppo e coesione territoriale non possono esistere separatamente. Fratture territoriali nelle politiche di sviluppo, come già ormai ampiamente dimostrato dai fatti, determinano solo desertificazione. L’ascolto dei sindaci come base di partenza di qualunque ipotesi di sviluppo e prima che venga erogato anche un solo euro di finanziamento».
«Il Pnnr – continua il documento – si pone, fra gli altri, l’obbiettivo strategico di realizzare una nuova coesione sociale e territoriale. Questo è il fulcro, nella convinzione che le zone interne della Sardegna debbano costituire la base di ogni politica di sviluppo regionale. Per questo è assolutamente necessario che gli interventi si pongano il fondamentale obiettivo di combattere lo spopolamento delle aree interne innescando una inversione di tendenza».
Tra le priorità il fatto che «i Comuni e i loro amministratori abbiano una struttura tecno-amministrativa dotata di personale qualificato proporzionato alle esigenze programmatorie». E ancora: «Il tessuto di strade, viabilità e percorsi che rendono il territorio più accessibile alla manutenzione ed ai programmi, anche pubblici, di rimboschimento, forestazione e valorizzazione ambientale». Poi il collegamento dei bacini idrografici del Nord Sardegna. Gli interventi sulle infrastrutture di collegamento verso i centri più popolati, la connettività e le reti, lo sviluppo locale e la mobilità sostenibile, le energie rinnovabili e la transizione energetica, gli investimenti sul capitale umano e sulla scuola, una sanità territoriale a misura d’uomo. «Questi sono i punti cardine dello sviluppo del territorio e per i quali è impossibile immaginare l’assenza dei sindaci e pretendere uno sviluppo serio, armonico, equilibrato e bilanciato. Nessuno più dei sindaci ne conosce le esigenze».
«Nei Comuni costieri la modernizzazione e l’ampliamento della portualità turistica e commerciale in uno con un piano integrato di formazione professionale e di mobilità (tenuto conto anche delle criticità legate ai collegamenti marittimi con le isole minori come La Maddalena e l’Asinara), darebbe il via ad una inversione di rotta alla inarrestabile fuga verso il continente e l’estero delle migliori professionalità. Non siamo interessati a politiche che ci vengano dettate da chi non sa leggere le dinamiche della nostra terra».
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