La tutela dell’ambiente è la vera risorsa
Servizi in calo e residenti in fuga, restano le campagne il patrimonio boschivo
2 MINUTI DI LETTURA
BONORVA. Nel paese della “buona terra”, con la fertile piana di Santa Lucia che era considerata il granaio della Sardegna, gli antichi fasti sono lontani. E nonostante una vocazione pastorale che ancora resiste e segni di vita nell’artigianato (tappeti) nell’industria (materassi, alluminio, plastica) e nell’agroalimentare (il celebre pane Zichi) la comunità arrampicata su un ripido pendio alle spalle dell'altopiano di Campeda vive la crisi comune a tutti i paesi dell’interno. Poche buste paga, sempre meno servizi, residenti che si erodono di anno in anno, con i 7500 degli anni ’50 ridotti a poco più di 3mila, campagne abbandonate e territorio che “si ribella”. Come dimostra la storia del monte Cacau, con cui da decenni i bonorvesi ingaggiano una fiera battaglia, fatta di investimenti milionari e tragedie sfiorate. Come nell’ottobre del 2004 quando, dopo giorni di acqua che cadeva rabbiosa, una voragine spaventosa si aprì proprio nel centro del paese. O del versante di Furros, come i forni che dall’argilla da lì estratta venivano fatti, che a gennaio di quest’anno ha letteralmente iniziato a scivolare verso il paese. E proprio la messa in sicurezza del territorio, e la valorizzazione dell’immenso patrimonio boschivo, è una delle migliori carte che Bonorva ha da giocare. Soprattutto i 570 ettari di boschi del Parco Mariani, affidati dal Comune all’Agenzia Forestas. Che potrebbe dare occupazione a decine di persone, regalando ossigeno a una comunità che, come tutti i paesi del nostro dimenticato interno, prima di tutto ha bisogno di lavoro. (g.bua)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
