Sfida ad alta tensione per fermare il declino
di Giovanni Bua
In corsa l’uscente Massimo D’Agostino e l’imprenditore Giuseppe Ghisu Veleni, attacchi, scritte e minacce in una campagna senza esclusione di colpi
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BONORVA. Non c’è aria di festa a Bonorva, nonostante le bandierine bianche e rosse che ornano le vie del centro in onore di Santa Barbara. Anzi.
La campagna elettorale in corso, che vede contrapposti il sindaco uscente Massimo D’Agostino con la sua “Idee per Bonorva 2.0” e “Bonorva in Movimento” di Giuseppe Ghisu è ormai da settimane senza esclusione di colpi. Con radio paese che registra voci di ogni tipo e le rilancia di casa in casa, i social che amplificano e scadono spesso nel triviale, scritte apparse sull’asfalto e perfino qualche lettera minacciosa arrivata nel palazzo del Comune.
Un’aria talmente pesante che anche l’ex sindaco Antonello Zanza, che alle amministrative del 2016 perse contro D’Agostino era finito nel tritacarne per alcuni post su facebook in cui inneggiava alle Ss e al duce e faceva battute sull’Olocausto, sottolinea: «Io credevo che Bonorva avesse sotterrato il dileggio e la diffamazione, il vizio capitale non si estingue. Le elezioni si vincono con i programmi non con l'ingiuria. Le due liste farebbero bene a prendere le distanze da questi delinquenti».
Distanza che i candidati chiaramente prendono, anche se Giuseppe Ghisu, 52 anni, imprenditore agricolo, già assessore nelle giunte di Mimmino Deriu e Giammario Senes, rivendica il taglio «duro» dato alla campagna. «Qui c’è un problema di democrazia negata – attacca – che vogliamo ristabilire. Veniamo da 5 anni di monocolore, come dimostra il fatto che ben tre consiglieri di opposizione si sono candidati con l’attuale sindaco e un quarto fa attivamente campagna elettorale per lui. Di libertà da ristabilire, di etica da riportare nelle aule di un consiglio svuotato dal suo ruolo. Serve vera partecipazione perché sotto l’aspetto politico non c’è la libertà di esprimersi, di criticare, soprattutto di confrontarsi. È mancata la partecipazione e quindi la crescita, e la gente ha paura a prendere posizione».
Lui, che pure viene dato in avvicinamento ad Azione di Carlo Calenda, dice di guardare a «quella sinistra che in paese non può continuare ad appoggiare un sindaco vicino a una giunta che in Regione governa con la Lega». Ma soprattutto: «A tutte le persone libere del paese, come quelle che ho scelto per la mia lista, persone autorevoli in grado di amministrare, senza pacchetti di voti ma capaci di creare quello che a Bonorva serve: impresa e lavoro. Basta assistenzialismo e clientele, sì al supporto per i più deboli e a servizi sociali e sanitari davvero presenti, ma basta con milioni buttati su Mariani e Rebeccu, che non hanno portato un posto di lavoro. Ci sono fondi regionali ed europei da prendere e fare arrivare in paese, e un comparto imprenditoriale da rilanciare. Serve un distretto rurale da creare insieme ai Comuni del Meilogu, con politiche di sviluppo sia sociale che economico, in grado di intercettare tutte le risorse disponibili. Dobbiamo supportate l’associazionismo, vera anima del paese. E serve il coinvolgimento di tutti, soprattutto dei giovani. Ad esempio pensiamo di dare ruoli di responsabilità ai ragazzi delle scuole, facendoli diventare sentinelle dell’ambiente. E di coinvolgere i giovani nella vita amministrativa, portando la discussione delle pratiche e dei provvedimenti fuori dal consiglio, e raccogliendo il contributo di tutti. Le nuove generazioni devono formarsi, informarsi, ed essere immediatamente protagoniste. È la nostra unica speranza».
Oggetto dei più o meno velati attacchi è Massimo D’Agostino, 51 anni, per 21 anni medico penitenziario, poi medico di base, «ora sindaco a tempo pieno – racconta – perché è un lavoro totalizzante».
In area Riformatori e vicinissimo all’assessore regionale ai Lavori Pubblici Aldo Salaris, la cui presenza pare abbia avuto grande peso nel convincerlo a rimettersi di nuovo in gioco, D’Agostino non accetta però etichette: «Siamo in un piccolo paese e ci conosciamo tutti. I consiglieri di opposizione passati con me sono persone che stimo, con cui abbiamo antica frequentazione e comunanza di idee, con cui abbiamo lavorato bene, altro che democrazia bloccata. E in lista con me, comunque, c’è molta più sinistra che in quella del mio avversario. Ma quando si parla di scuole, strade, polisportiva e spazi per i giovani il problema non è certo lo schieramento politico nazionale. Serve gente che sappia amministrare».
Per il resto: «Non accetto attacchi personali, anche se ammetto che è stata una campagna elettorale faticosa e per certi versi frustrante. Preferisco parlare dei 90 appalti per opere pubbliche che ha evaso il nostro ufficio tecnico, sostenendo spese per 14 milioni. Ogni anno abbiamo speso 250mila euro per il ripristino delle strade, e subito dopo le elezioni sono pronti a partire altri 900mila euro di lavori. Abbiamo dedicato 400mila euro alla viabilità rurale, ristrutturato la ex casa dello studente per ospitare la sede della caserma del corpo forestale, abbiamo restaurato la copertura della nostra chiesa, avviato il ripristino della pavimentazione del centro storico e abbattuto case pericolanti, pulito argini e fiumi, siamo intervenuti per mettere in sicurezza aree colpite da frane e smottamenti e fatto lavori di ripristino e mitigazione del rischio per milioni, abbiamo realizzato 100 nuovi loculi al cimitero, affidato 250 ettari del monte Manai a un’azienda locale e incentivato scuola di musica e sezione primavera. Abbiamo messo in piedi iniziative culturali di cui siamo orgogliosi e operazioni ambiziose per valorizzare e portare in luce i nostri tesori archeologici. Abbiamo fatto tanto e tanto ancora c’è da fare, e per questo abbiamo deciso di ritornare in pista. Non accettiamo attacchi, e non perché non possiamo rispondere, ma perché vogliamo al più presto ritrovare l’unità indispensabile per aiutare la nostra comunità».
La campagna elettorale in corso, che vede contrapposti il sindaco uscente Massimo D’Agostino con la sua “Idee per Bonorva 2.0” e “Bonorva in Movimento” di Giuseppe Ghisu è ormai da settimane senza esclusione di colpi. Con radio paese che registra voci di ogni tipo e le rilancia di casa in casa, i social che amplificano e scadono spesso nel triviale, scritte apparse sull’asfalto e perfino qualche lettera minacciosa arrivata nel palazzo del Comune.
Un’aria talmente pesante che anche l’ex sindaco Antonello Zanza, che alle amministrative del 2016 perse contro D’Agostino era finito nel tritacarne per alcuni post su facebook in cui inneggiava alle Ss e al duce e faceva battute sull’Olocausto, sottolinea: «Io credevo che Bonorva avesse sotterrato il dileggio e la diffamazione, il vizio capitale non si estingue. Le elezioni si vincono con i programmi non con l'ingiuria. Le due liste farebbero bene a prendere le distanze da questi delinquenti».
Distanza che i candidati chiaramente prendono, anche se Giuseppe Ghisu, 52 anni, imprenditore agricolo, già assessore nelle giunte di Mimmino Deriu e Giammario Senes, rivendica il taglio «duro» dato alla campagna. «Qui c’è un problema di democrazia negata – attacca – che vogliamo ristabilire. Veniamo da 5 anni di monocolore, come dimostra il fatto che ben tre consiglieri di opposizione si sono candidati con l’attuale sindaco e un quarto fa attivamente campagna elettorale per lui. Di libertà da ristabilire, di etica da riportare nelle aule di un consiglio svuotato dal suo ruolo. Serve vera partecipazione perché sotto l’aspetto politico non c’è la libertà di esprimersi, di criticare, soprattutto di confrontarsi. È mancata la partecipazione e quindi la crescita, e la gente ha paura a prendere posizione».
Lui, che pure viene dato in avvicinamento ad Azione di Carlo Calenda, dice di guardare a «quella sinistra che in paese non può continuare ad appoggiare un sindaco vicino a una giunta che in Regione governa con la Lega». Ma soprattutto: «A tutte le persone libere del paese, come quelle che ho scelto per la mia lista, persone autorevoli in grado di amministrare, senza pacchetti di voti ma capaci di creare quello che a Bonorva serve: impresa e lavoro. Basta assistenzialismo e clientele, sì al supporto per i più deboli e a servizi sociali e sanitari davvero presenti, ma basta con milioni buttati su Mariani e Rebeccu, che non hanno portato un posto di lavoro. Ci sono fondi regionali ed europei da prendere e fare arrivare in paese, e un comparto imprenditoriale da rilanciare. Serve un distretto rurale da creare insieme ai Comuni del Meilogu, con politiche di sviluppo sia sociale che economico, in grado di intercettare tutte le risorse disponibili. Dobbiamo supportate l’associazionismo, vera anima del paese. E serve il coinvolgimento di tutti, soprattutto dei giovani. Ad esempio pensiamo di dare ruoli di responsabilità ai ragazzi delle scuole, facendoli diventare sentinelle dell’ambiente. E di coinvolgere i giovani nella vita amministrativa, portando la discussione delle pratiche e dei provvedimenti fuori dal consiglio, e raccogliendo il contributo di tutti. Le nuove generazioni devono formarsi, informarsi, ed essere immediatamente protagoniste. È la nostra unica speranza».
Oggetto dei più o meno velati attacchi è Massimo D’Agostino, 51 anni, per 21 anni medico penitenziario, poi medico di base, «ora sindaco a tempo pieno – racconta – perché è un lavoro totalizzante».
In area Riformatori e vicinissimo all’assessore regionale ai Lavori Pubblici Aldo Salaris, la cui presenza pare abbia avuto grande peso nel convincerlo a rimettersi di nuovo in gioco, D’Agostino non accetta però etichette: «Siamo in un piccolo paese e ci conosciamo tutti. I consiglieri di opposizione passati con me sono persone che stimo, con cui abbiamo antica frequentazione e comunanza di idee, con cui abbiamo lavorato bene, altro che democrazia bloccata. E in lista con me, comunque, c’è molta più sinistra che in quella del mio avversario. Ma quando si parla di scuole, strade, polisportiva e spazi per i giovani il problema non è certo lo schieramento politico nazionale. Serve gente che sappia amministrare».
Per il resto: «Non accetto attacchi personali, anche se ammetto che è stata una campagna elettorale faticosa e per certi versi frustrante. Preferisco parlare dei 90 appalti per opere pubbliche che ha evaso il nostro ufficio tecnico, sostenendo spese per 14 milioni. Ogni anno abbiamo speso 250mila euro per il ripristino delle strade, e subito dopo le elezioni sono pronti a partire altri 900mila euro di lavori. Abbiamo dedicato 400mila euro alla viabilità rurale, ristrutturato la ex casa dello studente per ospitare la sede della caserma del corpo forestale, abbiamo restaurato la copertura della nostra chiesa, avviato il ripristino della pavimentazione del centro storico e abbattuto case pericolanti, pulito argini e fiumi, siamo intervenuti per mettere in sicurezza aree colpite da frane e smottamenti e fatto lavori di ripristino e mitigazione del rischio per milioni, abbiamo realizzato 100 nuovi loculi al cimitero, affidato 250 ettari del monte Manai a un’azienda locale e incentivato scuola di musica e sezione primavera. Abbiamo messo in piedi iniziative culturali di cui siamo orgogliosi e operazioni ambiziose per valorizzare e portare in luce i nostri tesori archeologici. Abbiamo fatto tanto e tanto ancora c’è da fare, e per questo abbiamo deciso di ritornare in pista. Non accettiamo attacchi, e non perché non possiamo rispondere, ma perché vogliamo al più presto ritrovare l’unità indispensabile per aiutare la nostra comunità».
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