A Laerru in campo il nucleo cinofilo

È stata la task force antiveleno della Forestale a risolvere il caso

SASSARI. Era stato il nucleo cinofilo antiveleno (NCA) del Corpo Forestale, costituito nell’ambito del progetto Life Under Griffon Wings, a scoprire nella primavera del 2017 che l’allevatore di Laeurru finito a processo per avvelenamento di diversi animali, aveva disseminato esche nei suoi terreni che, nel giro di pochi mesi, avevano causato l’avvelenamento di almeno quattordici cani domestici, per la gran parte con esiti letali, quattro gatti, un cinghiale e cinque corvi imperiali.

Il nucleo, che ora diventerà regionale nel corso delle diverse ispezioni, col supporto del cane antiveleno King dell’Università di Sassari, era riuscito a risalire a qualche decina di siti critici, in cui si erano rinvenuti o animali morti o comunque tracce di veleno. Gli investigatori avevano individuato anche la motivazione del presunto autore: l’interesse a liberare dalla fauna selvatica, specialmente dai predatori - volpi, martore ed altri - i terreni che sarebbero stati utilizzati per l’immissione del gregge, specialmente per impedire eventuali attacchi agli agnelli appena nato o prossimi alla nascita. I numerosi riscontri tecnico-scientifici condotti con la preziosa collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, che aveva effettuato le analisi tossicologiche sulle carcasse degli animali e sugli altri reperti, avevano consentito di individuare le sostanze utilizzate per confezionare i bocconi avvelenati e per attivare le ricerche sulle persone che potevano disporre dei tossici. (l.f.)

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