«Mai maltrattato Luca Scognamillo»
Processo Alzheimer, ieri la difesa del fisiatra che visitò il giovane morto suicida
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SASSARI. Ha reso dichiarazioni spontanee davanti ai giudici della corte d’appello nel processo che ruota attorno alle figure del neurologo di Ittiri Giuseppe Dore e della collega Marinella D’Onofrio (già condannati in primo grado per associazione a delinquere finalizzata alla truffa) sui presunti maltrattamenti a pazienti malati di Alzheimer e altre forme di demenza.
A parlare ieri è stato Mario Piredda, il fisiatra condannato a 3 anni e 6 mesi in primo grado per maltrattamenti nell’ambito del suicidio del giovane Luca Scognamillo che si era rivolto a lui per un problema alla spalla. Piredda frequentava le lezioni di Dore e per l’accusa quando «si accorse del problema psicologico del ragazzo» lo sottopose a un «maldestro esperimento terapeutico che inflisse a Luca ulteriori e profonde sofferenze».
«Nessun maltrattamento, con lui ho praticato i trattamenti fisiatrici usati nel corso di tutta la professione – si è difeso Piredda, assistito dall’avvocato Elias Vacca – Gli avevo suggerito delle letture e lui mi aveva regalato libri di poesie. Non lo vedevo da due mesi prima che morisse». Piredda in primo grado era stato assolto dai reati di omicidio colposo e partecipazione in associazione a delinquere ma erano rimasti in piedi i maltrattamenti. Il reato è prescritto e il pg De Falco ha già chiesto il non luogo a procedere.
Difeso sempre da Vacca, ha reso dichiarazioni spontanee anche Gianfranco Dettori, condannato a due anni in primo grado per aver favorito l’associazione a delinquere. Anche questo reato è prescritto, ma lui ha voluto parlare alla corte presieduta da Plinia Azzena. «Ho inoltrato una petizione alle autorità scientifiche affinché prendessero in esame la validità delle terapie di Dore – ha spiegato – e ho partecipato alle sue lezioni, nulla a che vedere con il favoreggiamento di un’associazione a delinquere».
A parlare ieri è stato Mario Piredda, il fisiatra condannato a 3 anni e 6 mesi in primo grado per maltrattamenti nell’ambito del suicidio del giovane Luca Scognamillo che si era rivolto a lui per un problema alla spalla. Piredda frequentava le lezioni di Dore e per l’accusa quando «si accorse del problema psicologico del ragazzo» lo sottopose a un «maldestro esperimento terapeutico che inflisse a Luca ulteriori e profonde sofferenze».
«Nessun maltrattamento, con lui ho praticato i trattamenti fisiatrici usati nel corso di tutta la professione – si è difeso Piredda, assistito dall’avvocato Elias Vacca – Gli avevo suggerito delle letture e lui mi aveva regalato libri di poesie. Non lo vedevo da due mesi prima che morisse». Piredda in primo grado era stato assolto dai reati di omicidio colposo e partecipazione in associazione a delinquere ma erano rimasti in piedi i maltrattamenti. Il reato è prescritto e il pg De Falco ha già chiesto il non luogo a procedere.
Difeso sempre da Vacca, ha reso dichiarazioni spontanee anche Gianfranco Dettori, condannato a due anni in primo grado per aver favorito l’associazione a delinquere. Anche questo reato è prescritto, ma lui ha voluto parlare alla corte presieduta da Plinia Azzena. «Ho inoltrato una petizione alle autorità scientifiche affinché prendessero in esame la validità delle terapie di Dore – ha spiegato – e ho partecipato alle sue lezioni, nulla a che vedere con il favoreggiamento di un’associazione a delinquere».
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