Abusò di una tredicenne sconterà quattro anni

SASSARI. Le indagini erano scattate quando lo psicologo a cui era rivolta la giovanissima vittima aveva inviato un esposto dettagliato alla questura di Sassari.Ricevute le confidenze degli abusi...

SASSARI. Le indagini erano scattate quando lo psicologo a cui era rivolta la giovanissima vittima aveva inviato un esposto dettagliato alla questura di Sassari.

Ricevute le confidenze degli abusi subiti e delle persecuzioni telefoniche, il professionista aveva chiesto alla polizia di intervenire. Il caso era stato affidato alla squadra mobile e per un sassarese di poco più di cinquant’anni era scattata la misura del divieto di avvicinamento alla ragazzina, residente con la madre in un paese della provincia di Oristano. Durante le indagini era emerso che l’uomo era il compagno della madre della tredicenne che aveva raccontato (inizialmente a una cugina) di essere stata toccata nelle parti intime dal fidanzato della mamma, che poi aveva iniziato a perseguitarla con continui messaggi telefonici.

Ieri mattina, difeso dalle avvocatesse Vilia Fiorillo e Pina Zappetto, l’uomo è stato condannato a quattro anni di reclusione con il rito abbreviato, dal giudice delle udienze preliminari Carmela Rita Serra. Una pena addirittura più alta di quella sollecitata dal pubblico ministero Angelo Beccu che aveva chiesto due anni di condanna.

La prima a ricevere le confidenze della giovane vittima era stata una cugina di qualche anno più grande. Da quel momento la famiglia della ragazzina aveva chiesto l’aiuto di un professionista che stesse vicino alla ragazzina in un momento così drammatico. Dopo le sedute con lo psicologo erano scattate le indagini. Il professionista aveva preso contatti con la questura di Sassari e segnalato il grave episodio avvenuto a febbraio di tre anni fa.

Gli investigatori della squadra mobile avevano raccolto gli elementi sufficienti per convincere il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Sassari a tenere l’uomo lontano dalla giovane vittima. Ieri prima della sentenza l’imputato si è dichiarato innocente, ma le prove a suo carico hanno portato il gup a emettere una sentenza di condanna. (l.f.)

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