La Nuova Sardegna

Sassari

marito e padre violento a giudizio 

Calci e cinghiate, la Procura chiede la condanna a 4 anni

di Nadia Cossu
Calci e cinghiate, la Procura chiede la condanna a 4 anni

SASSARI. Umiliazioni, minacce, botte e l’imposizione della propria forza in quanto figura maschile che doveva stabilire le regole in casa. Regole che la famiglia doveva rispettare: in particolare la...

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SASSARI. Umiliazioni, minacce, botte e l’imposizione della propria forza in quanto figura maschile che doveva stabilire le regole in casa. Regole che la famiglia doveva rispettare: in particolare la moglie e il figlio minorenne.

È finito a giudizio un 52enne (di cui non si rendono note le generalità per tutelare il bambino) accusato di aver maltrattato la moglie e il figlio «con continue minacce, percosse, ingiurie, aggressioni fisiche e verbali». Secondo il pubblico ministero Enrica Angioni, che ne ha chiesto la condanna a quattro anni e un mese, l’uomo avrebbe imposto «una serie continua di sofferenze fisiche e morali e un regime di vita intollerabile, dandole ordini per tutto». Alcuni ambiti nei quali l’imputato avrebbe stabilito “regole ferree” erano «l’alimentazione, la conduzione della vita domestica, la tipologia di abbigliamento da indossare, le frequentazioni parentali e amicali». L’avvocato di parte civile Gianfranco Oppes nella discussione ha spiegato come l’intento del 52enne fosse quello di far sentire la propria moglie «una donna oggetto. Una famiglia patriarcale, in casa comandava l’uomo e quando qualcosa non andava diventava aggressivo. Ci sono i certificati medici a descrivere le lesioni subite». Nel decreto di citazione a giudizio sono elencati gli episodi evidenziati dal pm Angioni durante la requisitoria davanti al collegio presieduto dal giudice Mauro Pusceddu. L’uomo, ad esempio, avrebbe picchiato il proprio figlio con una cinghia perché non voleva andare a scuola, avrebbe sferrato calci e pugni alla moglie all’interno di un centro commerciale «riversando su di lei le colpe del fatto che la figlia le avesse mentito sul luogo in cui si trovava». Un’altra volta l’avrebbe «afferrata per il collo con entrambe le mani, sollevandola da terra e scaraventandola contro un pensile da cucina». Mentre un giorno, durante una festa di paese, siccome lei salutò un’amica a lui non gradita «le disse che l’avrebbe presa a calci dalla piazza sino a casa, strattonandola per un braccio». Tra le accuse anche la violenza sessuale: «L’imputato avrebbe costretto in molteplici occasioni la propria moglie a subire atti sessuali».

Gli avvocati difensori Paola Cannas e Maria Giovanna Marras hanno ridimensionato tutte le accuse spiegando che si trattava «di tre, quattro episodi accaduti in 25 anni complessivi di matrimonio». Tensioni che sarebbero state conseguenti «a brutte discussioni nelle quali spesso la moglie era una provocatrice. Entrambi sollevavano i toni e la lite degenerava». Un padre «che si preoccupava per i propri figli e che al centro commerciale si arrabbiò ma solo perché la figlia aveva mentito». Il processo è stato rinviato a novembre per la sentenza.



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