«Tavolini nelle strisce blu siamo stati discriminati»
di Giovanni Bua
I gestori dei locali chiedono un incontro con sindaco e Saba e raccolgono le firme «Un errore costringerci a una contrattazione diretta con il gestore dei posteggi»
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SASSARI. Tavolini roventi. Si scalda il clima tra i gestori dei locali pubblici con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore del nuovo regolamento per l'occupazione del suolo pubblico con dehors e altre attrezzature temporanee e amovibili. Soprattutto nelle attività che hanno piazzati pedane e dehors sui posteggi blu della Saba. Una delle novità più rilevanti, e contestate, del nuovo testo è infatti che chi occupa posteggi a pagamento avrà necessità di un parere preventivo della Saba da allegare alla propria richiesta di suolo pubblico. Parere che chiaramente seguirà a una contrattazione privata con il concessionario sulla tariffa di utilizzo.
Un punto su cui il tentativo di varare un regolamento condiviso, dopo due anni di gestazione, otto sedute congiunte di commissione, due sedute di consiglio comunale con 4 ore abbondanti di discussione, 23 votazioni (una per ognuno dei 21 articoli e due per l’approvazione finale), è malamente naufragato. Con le tensioni d’aula che ora si trasferiscono sui marciapiedi cittadini.
«È una vera ingiustizia – attacca Mariano Sunis del Caffè Ottocento in via Roma –. Le nostre attività vengono discriminate, costrette a intavolare da sole una trattativa con una concessionaria che, giustamente, pensa solo al proprio profitto. E che può decidere in maniera del tutto arbitraria se concedere o no gli spazi, e a che prezzi farlo. Durante la discussione sono stati recepiti tanti suggerimenti e miglioramenti, ma questo punto è rimasto senza soluzione. E il Comune si è completamente lavato le mani dal suo ruolo. Mi chiedo se vogliano portarci al fallimento, scaricando su di noi costi enormemente maggiorati che potevano essere evitati con una contrattazione collettiva».
Contrattazione che l’amministrazione, per bocca dello stesso sindaco, non ha escluso di prendere in carico, pur sottolineando che: «Il regolamento mette chiarezza su un punto: i vantaggi del privato non possono trasformarsi in oneri per la collettività. Né in lavoro extra per l’amministrazione. Chi vuole usare posteggi in concessione alla Saba deve trovare un accordo con la Saba».
«Io trovo questa posizione priva di buon senso – sottolinea Paoletto Manca dell’Asfodelo –. Il nostro locale è in via Roma da 31 anni, abbiamo investito cifre importanti per il nostro dehors. Ora siamo nella situazione di non sapere se lo spazio ci sarà di nuovo concesso, e a che cifre. E siamo costretti a contrattare con una società che non ha una struttura ad hoc per farlo, non ha nessun obbligo di rispondere alla nostra domanda, o di motivare un eventuale diniego. L’amministrazione ha a disposizione svariate decine di posteggi che ha usato in molte occasioni, come ad esempio per le ciclabili. E inoltre ha la possibilità di recuperare la ventina di stalli attualmente usati dalle attività assegnandoli alla Saba in altre zone. E, anche ammesso che si voglia far pagare i tavolini nelle strisce blu più del suolo pubblico normale, ha comunque l’obbligo, almeno morale, di fare lei una contrattazione collettiva con la Saba, in cui fare valere il suo peso e non abbandonando a loro stesse le attività». Attività che si stanno organizzando, con una raccolta firme e una richiesta urgente di incontro con il sindaco. Il tutto coinvolgendo le associazioni di categoria, pronte a fare da interfaccia nei rapporti con la Saba.
Un punto su cui il tentativo di varare un regolamento condiviso, dopo due anni di gestazione, otto sedute congiunte di commissione, due sedute di consiglio comunale con 4 ore abbondanti di discussione, 23 votazioni (una per ognuno dei 21 articoli e due per l’approvazione finale), è malamente naufragato. Con le tensioni d’aula che ora si trasferiscono sui marciapiedi cittadini.
«È una vera ingiustizia – attacca Mariano Sunis del Caffè Ottocento in via Roma –. Le nostre attività vengono discriminate, costrette a intavolare da sole una trattativa con una concessionaria che, giustamente, pensa solo al proprio profitto. E che può decidere in maniera del tutto arbitraria se concedere o no gli spazi, e a che prezzi farlo. Durante la discussione sono stati recepiti tanti suggerimenti e miglioramenti, ma questo punto è rimasto senza soluzione. E il Comune si è completamente lavato le mani dal suo ruolo. Mi chiedo se vogliano portarci al fallimento, scaricando su di noi costi enormemente maggiorati che potevano essere evitati con una contrattazione collettiva».
Contrattazione che l’amministrazione, per bocca dello stesso sindaco, non ha escluso di prendere in carico, pur sottolineando che: «Il regolamento mette chiarezza su un punto: i vantaggi del privato non possono trasformarsi in oneri per la collettività. Né in lavoro extra per l’amministrazione. Chi vuole usare posteggi in concessione alla Saba deve trovare un accordo con la Saba».
«Io trovo questa posizione priva di buon senso – sottolinea Paoletto Manca dell’Asfodelo –. Il nostro locale è in via Roma da 31 anni, abbiamo investito cifre importanti per il nostro dehors. Ora siamo nella situazione di non sapere se lo spazio ci sarà di nuovo concesso, e a che cifre. E siamo costretti a contrattare con una società che non ha una struttura ad hoc per farlo, non ha nessun obbligo di rispondere alla nostra domanda, o di motivare un eventuale diniego. L’amministrazione ha a disposizione svariate decine di posteggi che ha usato in molte occasioni, come ad esempio per le ciclabili. E inoltre ha la possibilità di recuperare la ventina di stalli attualmente usati dalle attività assegnandoli alla Saba in altre zone. E, anche ammesso che si voglia far pagare i tavolini nelle strisce blu più del suolo pubblico normale, ha comunque l’obbligo, almeno morale, di fare lei una contrattazione collettiva con la Saba, in cui fare valere il suo peso e non abbandonando a loro stesse le attività». Attività che si stanno organizzando, con una raccolta firme e una richiesta urgente di incontro con il sindaco. Il tutto coinvolgendo le associazioni di categoria, pronte a fare da interfaccia nei rapporti con la Saba.
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