La Nuova Sardegna

Sassari

Non offesero il collega in chat, assolti

di Nadia Cossu
Non offesero il collega in chat, assolti

Due agronomi erano finiti a giudizio per aver paragonato un altro professionista allo scrittore folle del film “Shining”

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SASSARI. Quell’accostamento di un loro collega allo scrittore folle Jack Torrance del film “Shining” sarà anche stato inopportuno, forse persino indelicato, ma non può essere considerato diffamazione. Ieri il giudice Sergio De Luca ha assolto due imputati – gli agronomi Daniele Giovanni Battista Berardo, 66 anni, e Antonio Ledda, di 48 – che erano finiti a processo per aver paragonato, in una conversazione su Whatsapp, il loro collega Massimo Franzil (di 55 anni) all’immagine di Jack Nicholson nel celebre film orror di Stanley Kubrick.

Il fatto non costituisce reato, è la formula utilizzata dal giudice che ha accolto la richiesta di assoluzione formulata dagli avvocati difensori Maurizio Serra e Francesco Cubeddu.

Franzil, parte civile con l’avvocato Nino Cuccureddu, all’epoca era candidato alla presidenza del consiglio del suo ordine professionale. Venuto a sapere di quel paragone a suo dire diffamatorio, soprattutto per via dei commenti che in questa conversazione di gruppo erano stati pubblicati, aveva presentato una denuncia. Il pm Ilaria Achenza, al termine della discussione, aveva chiesto la condanna a sei mesi per i due agronomi imputati.

Secondo la Procura, infatti, Ledda e Berardo, discutendo sulle imminenti elezioni, avrebbero parlato del collega in termini diffamatori: «Ve lo immaginate l’ordine con un presidente come Franzil?», «da quello che scrive si intende che è chiaramente molto disturbato, con totale instabilità caratteriale e mania di persecuzione», alcune delle frasi incriminate. Commenti dei quali la persona offesa era venuta a conoscenza. In aula aveva raccontato di essersi sentito diffamato dalle parole utilizzate nei suoi confronti, oltretutto con l’accostamento a una foto che da sempre rappresenta un simbolo di personalità folle.

Gli avvocati difensori hanno invece sostenuto che si trattava di commenti in una chat chiusa e attinenti la legittima critica politica emersa nell’ambito di una controversia elettorale in corso. «Il clima era acceso per via delle imminenti elezioni – avevano detto gli imputati sentiti dal giudice – ma i toni che utilizzammo in quella chat, ristretta a poche persone, erano assolutamente goliardici». Nessun intento, quindi, di offendere Franzil «che tra l’altro ho sempre stimato – aveva detto Berardo in aula – Avevamo collaborato in una commissione di disciplina, non c’è mai stato astio né abbiamo avuto contrasti di alcun genere. I toni usati nella chat tra poche persone che sostenevano una lista erano scherzosi». Stessa considerazione ribadita anche da Ledda che aveva tenuto a contestualizzare la conversazione all’interno di un clima “elettorale” sicuramente acceso ma senza alcun intento diffamatorio.

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