I Ris per dare un volto agli assassini di Sedda

Ieri mattina traffico bloccato in via Sassari per il sopralluogo dei tecnici dell’Arma Effettuate rilevazioni e misurazioni nella zona in cui è stato ucciso il 39enne

PORTO TORRES. Chi e quante sono le persone che a fine marzo di quest’anno hanno partecipato all’omicidio di Mario Sedda? Due domande che potrebbero trovare risposta nelle risultanze del sopralluogo effettuato ieri mattina dai carabinieri del Ris di Cagliari nella zona in cui il 39enne di Porto Torres fu trovato morto, la sera del primo aprile. Ucciso con un coltello di ceramica e abbandonato tra i cespugli in un terreno vicino alle villette di via Sassari, all’ingresso della città turritana.

La Procura sta valutando la posizione di alcuni soggetti che presto potrebbero essere formalmente indagati per omicidio volontario. Andando ad aggiungersi, in questo caso, all’indagato della prima ora, un 60enne disoccupato, anche lui portotorrese, che sarebbe tra le ultime persone ad aver avuto contatti con la vittima.

Ma l’impressione che l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Angelo Beccu sia vicina alla svolta nasce proprio dalla presenza, ieri mattina, degli specialisti dell’Arma arrivati da Cagliari con strumentazioni tecniche utilizzate per effettuare le cosiddette rilevazioni antropometriche. Le telecamere che si trovano in quell’incrocio particolarmente trafficato avevano ripreso dei movimenti di persone il giorno del delitto (che risale, così come stabilito dal medico legale Salvatore Lorenzoni, almeno a 48 ore prima del ritrovamento del corpo). Ma attraverso quei video non è stato possibile né individuare tutti i passaggi né identificare con precisione ciascuna di queste persone. Ecco perché è stato necessario l’intervento dei carabinieri del Ris con una apparecchiatura capace di dare indicazioni utili sulla fisionomia e sulle caratteristiche fisiche dei soggetti ripresi dalla videosorveglianza.

Per fare un esempio molto pratico: una telecamera registra il passaggio di una persona ma da quell’immagine non è possibile risalire alla sua altezza. Ed ecco che entra in gioco la rilevazione antropometrica che permette di misurare gli oggetti presenti in quell’area circoscritta e di fare le dovute proporzioni con le persone inquadrate. In questo modo si avrà un’informazione precisa su altezza e fisionomia.

Tutti risvolti investigativi che serviranno a fare chiarezza sulla morte di un uomo benvoluto da tanti suoi concittadini. Una persona buona e inoffensiva che da qualche tempo viveva ai margini. Cosa possa aver scatenato la furia dei suoi assassini è uno degli elementi sui quali si sono concentrate fin dai primi istanti le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Sassari e della compagnia di Porto Torres. Ieri mattina erano presenti in via Sassari – rimasta chiusa al traffico dalle 10 e fino a tarda mattinata – anche i rispettivi comandanti, il capitano Alessandro Guglielmo e il maggiore Danilo Vinciguerra. Sul posto anche il capitano Agostino Riccio.

A segnare la clamorosa svolta, lo scorso aprile, in un’inchiesta che stava già viaggiando verso l’archiviazione – si era infatti ipotizzato che il decesso di Mario Sedda fosse dovuto a cause naturali – è stato l’esito dell’autopsia. Perché se in un primo momento non erano emersi segni di violenza sul corpo, l’esame necroscopico aveva invece svelato un dettaglio raccapricciante: conficcata nello zigomo della vittima era stata trovata una porzione di lama di coltello, spezzata. Qualcuno aveva ucciso il 39enne, un uomo indifeso e incapace di fare del male ad alcuno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes