Porto Torres, la statua di San Gavino è di 300 anni più giovane

Eccezionale scoperta dell’epigrafista Giuseppe Piras dopo due anni di studi. «Nella corazza a 19 metri di altezza è incisa la data 1726 e la firma di Villino»

PORTO TORRES. Lo studio dell’epigrafista Giuseppe Piras ha apportato un nuovo e sorprendente contributo alla conoscenza della storia dei simboli e delle scritte presenti nella millenaria chiesa romanica. La statua di San Gavino posizionata sul tetto della Basilica, a diciannove metri dal suolo, secondo le ultime indagini riporta infatti la data del 1726 e non del 1456 come riportato da studiosi ed esperti. L’esame dell’epigrafe - condotto tra il 2019 e il 2021 con l’ausilio di strumenti di visione ottica, del rilievo fotografico e di immagini da drone - ha quindi fornito un quadro interpretativo diverso rispetto a quello finora noto.

Il riferimento più antico per la datazione della copertura del San Gavino fino ad oggi era rappresentato da un’iscrizione che l’ex parroco della Basilica, don Antonio Giuseppe Manconi, segnalò negli anni ’80 all’architetto Vico Mossa, che si era occupato di condurre i restauri del monumento. Nel suo libro del 1988, infatti, Mossa indicò che sulla spalla della statuetta di San Gavino collocata al centro del colmo del tetto, uno degli elementi decorativi più rappresentativi della Basilica anche dal punto di vista simbolico, era incisa la data 1456 assieme al nome Estefan Villino.

Il lavoro dell’epigrafista Giuseppe Piras, coordinatore del progetto e presidente del Centro Studi San Gavino, ha però stabilito che l’iscrizione è incisa non sulla spalla della statua ma, con un punteruolo a sezione tonda, nella parte posteriore della corazza indossata dal Santo e riporta la data del 1726. Altro elemento di singolarità del monumento è che la copertura è costituita da lastre di piombo ed è una soluzione che potrebbe essere stata adottata fin dalla costruzione della Basilica, poiché l’accentuata pendenza delle falde del tetto parrebbe più funzionale a reggere lastre piuttosto che tegole in cotto.

La raffigurazione più antica del tetto della Basilica è presente anche nel Retablo di Ardara del 1515, che lo storico Giovanni Francesco Fara, attorno 1580, descrivendo brevemente la Basilica nella sua opera ChorographiaSardiniae fa menzione del tetto di tegole in piombo.

«L'aver stabilito l'esatta datazione della statua di San Gavino – ha detto, durante la presentazione delle scoperte, l’epigrafista Giuseppe Piras -, ed aver identificato con certezza l'artista che la eseguì (l’orologiaio Estefan Villino, con bottega a Sassari) costituisce un ulteriore tassello che va ad inserirsi in quell'ampio progetto di studio multidisciplinare del monumento contemplato dal progetto “Rilievo Laser Scanner 3D”. Dal 2011, anno della sua partenza, grazie alla collaborazione di studiosi di varie università italiane e straniere, molte sono state le scoperte che hanno modificato e arricchito il patrimonio di conoscenze relative alla Basilica, dalla struttura architettonica alle opere pittoriche e scultoree conservate al suo interno, passando per gli elementi decorativi che la caratterizzano. L'obiettivo è gettare nuova luce anche sulla fabbrica dell'edificio e di rendere fruibili tutti i risultati ».

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