Palestre scolastiche chiuse: a Sassari il volley resta in panchina

Continua lo scontro tra dirigenti e Comune sull’uso pomeridiano degli spazi. Oltre quaranta i campionati provinciali che al momento non possono partire 

SASSARI. Sei campionati regionali in partenza il prossimo 6 novembre, 4 di serie D femminile e 2 di serie D maschile, che dovrebbero trovare tutti casa nella palestra dell’istituto comprensivo di Li Punti. E 37 campionati provinciali, tra agonistici e promozionali, che invece rischiano di non partire per il semplice motivo che non hanno un posto in cui essere disputati.

Non si intravede soluzione al drammatico braccio di ferro che vede impegnati da settimane Comune e alcuni dirigenti sull’utilizzo pomeridiano delle palestre scolastiche. E, a pagarne il prezzo più alto, è la pallavolo cittadina, che proprio in una delle palestre “negate”, quella di via Mastino del comprensivo Brigata Sassari, ha il fulcro della sua attività agonistica. Attività che, solo nella città di Sassari, coinvolge più di 1900 tesserati in otto società, che diventano 3120 nel nord dell’Isola e 3796 se si considerano tecnici e dirigenti.

Il ruolo di sport più praticato dell’Isola, e l’anno d’oro che il volley ha vissuto a livello internazionale facendo ulteriormente lievitare la richiesta di partecipazione, non è però servito a mettere al riparo atlete e atleti, con il movimento cittadino che rischia un altro anno di panchina dopo il terribile 2020 di pandemia.

Il problema non ha soluzione semplice. La dirigente del Brigata Sassari Claudia Capita, e la sua collega del Tola Maria Grazia Falchi, sono infatti irremovibili, e non hanno nessuna intenzione di aprire le sei palestre sotto la loro competenza (oltre a via Mastino ci sono gli spazi di via Togliatti e via Oriani, di via Monte Grappa, via Genova e via Washington) allo sport pomeridiano. «Siamo ancora in emergenza sanitaria – è la loro posizione, appoggiata da un voto unanime dei rispettivi consigli di istituto – e la sicurezza degli alunni è al primo posto». Posizione che ha fatto infuriare l’assessora Rosanna Arru, che ha convocato le società coinvolte (oltre al volley sono rimasti senza casa Uisp, pallamano, due società di karate, il basket) e le due dirigenti, che però hanno disertato l’incontro.

Il Comune ha provato a quel punto ad assegnare di imperio le palestre ma, dopo l’ennesimo diniego degli istituti, è stato costretto a dare mandato agli uffici legali di studiare la situazione per muovere una contestazione formale alle dirigenti. La questione appare scivolosa. Se da una parte infatti una serie di leggi, regolamenti e disposizioni nazionali, regionali e comunali impongono che “le palestre, gli impianti di gioco e gli impianti sportivi scolastici, compatibilmente con le esigenze dell’attività didattica, devono essere messe a disposizione di società sportive dilettantistiche senza scopo di lucro”, dall’altra gli istituti sostengono che la pandemia di fatto congela l’obbligo, e sono comunque pronti a programmare tutte le attività didattiche pomeridiane “necessarie”.

Nulla insomma che abbia l’aria di risolversi in fretta. Sicuramente non in tempo per la partenza dei campionati provinciali ai primi di novembre, con i sei tornei regionali che già dovranno prendersi a gomitate per trovare spazio nell’unico altro impianto adatto disponibile, quello di Li Punti. L’unica strada percorribile: l’esilio, già sperimentato con altri sport, come la Boxing club Domenico Mura del campionissimo Fabrizio Serra costretta ad emigrare a Uri. Alcuni Comuni del circondario hanno già iniziato a fare la corte alle società più blasonate, e non è detto che qualcuno non ceda. Con buona pace dello sport cittadino, e del ruolo che Sassari dovrebbe, almeno nel suo territorio, giocare.

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