Una giornata in farmacia al tempo dei “no vax”

Sassari, in provincia l’80 per cento dei locali con la croce verde esegue tamponi antigenici. Quotidianamente si sottopongono al test in media 40 persone per ogni presidio

SASSARI. Le giornate di punta sono il lunedì, il mercoledì e il venerdì, quando il lasciapassare verde ora necessario anche per lavorare va rinnovato facendo un altro tampone della durata di 48 ore. Sin dalle 8.30 del mattino all’ingresso di gran parte delle farmacie della provincia, suppergiù l’80 per cento di quelle in attività, si creano piccoli grappoli di persone con in mezzo anche chi ha prenotato l’esame antigenico rapido. Ma è l’unico momento in cui un individuo che per varie ragioni non è vaccinato incontra – a distanza di sicurezza – i clienti generici, perché una volta giunti all’interno dei presidi i percorsi si dividono nettamente: da una parte quelli che con la ricetta in mano vogliono acquistare un qualsiasi medicinale, dall’altra quelli che devono sottoporsi al test.

Presidi indispensabili. Dal 15 ottobre scorso, cioè da quando bisogna avere il green pass in regola per fare praticamente tutto, le farmacie sono diventate un luogo indispensabile per quei cittadini restii a farsi iniettare il siero anti-Covid, ma anche per quelli esentati per motivi sanitari. E se non fosse per la straordinaria presenza capillare sul territorio dei locali commerciali contrassegnati dalla croce verde, non è esagerato affermare che a farne le spese sarebbe anche l’economia, considerate le non poi così poche persone che si troverebbero impossibilitate a lavorare.

«Nei centri urbani più popolosi come Sassari e Alghero – spiega Roberto Cadeddu, presidente dell’Ordine provinciale dei farmacisti – sono tra i 30 e i 50 per ogni farmacia i clienti che quotidianamente fanno il test e tutto ciò garantisce uno screening accurato della popolazione. Bisogna inoltre considerare che non tutti sono “no vax” , ma che il tampone ora è richiesto anche a chi, ad esempio è vaccinato ma vuole recarsi a far visita a un parente in ospedale, a chi deve partecipare a competizioni sportive e, capita spesso, a chi è invitato a un matrimonio».

Riorganizzazione del lavoro. «Anche noi ci siamo dovuti attrezzare – rivela Manlio Grandino, presidente provinciale di Federfarma e titolare di una farmacia in via Brigata Sassari –, perché per gestire questo tipo di esami bisogna contare almeno su due unità in più: una si deve occupare della parte burocratica e l’altra di effettuare il tampone. Così, qualche collega ha deciso di estendere il part-time ai suoi dipendenti, qualche altro ha completamente rimodulato gli orari del personale già in forza».

La procedura. L’iter da seguire per fare un tampone può risultare ripetitivo, ma è comunque semplice. «La prima cosa da fare – spiega ancora Manlio Grandino – è quella di prenotare al telefono o, quando è possibile, attraverso il sito internet della farmacia. Una volta fissato l’appuntamento – continua – il cittadino che intende fare il tampone deve presentarsi da noi all’ora prestabilita munito di una tessera sanitaria della Sardegna o di un documento di identità».

A quel punto inizia un specie di check in: «Controlliamo la temperatura corporea e, naturalmente, se è oltre 37.5 rimandiamo il cliente a casa consigliandogli di avvisare immediatamente il proprio medico di famiglia. Se invece è tutto a posto, il cliente viene registrato e si può procedere all’esame. Si può scegliere di attendere l’esito cartaceo con il green pass aggiornato fuori dalla farmacia oppure richiederci che gli venga recapitato via email dopo un quarto d’ora. Un’ulteriore opzione, riservata a chi ha scaricato l’app “Immuni” o l’app “Io” , è quella di riceverlo direttamente sull’applicazione».
 

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