Nulvi, una pioggia di euro per salvare il pozzo sacro

Restauro e valorizzazione di Nuraghe Irru grazie a mezzo milione del Mibact Parte dei fondi saranno dedicati alla struttura di copertura dalla forma “a chiave”

NULVI. Nuove prospettive di valorizzazione per il pozzo sacro di Nuraghe Irru di Nulvi. Grazie ai fondi stanziati dal Segretariato regionale del ministero della Cultura per la Sardegna per il restauro, il consolidamento e la valorizzazione del pozzo sacro, che ammontano a 500mila euro, sono state pianificate due linee principali di intervento finalizzate alla sua valorizzazione, una legata alla copertura e l’altra alla struttura del pozzo. Parte dei fondi saranno dedicati infatti alla struttura di copertura dalla forma “a chiave”, che riprende la sagoma del pozzo, considerata ancora valida per la protezione del monumento ma che necessita di un intervento straordinario per la sostituzione del manto. Questo intervento è stato reso ancora più urgente a seguito della calamità naturale abbattutasi sulla zona e che ne ha divelto completamente una parte.

Sono previsti inoltre la manutenzione e la conservazione delle strutture lignee e il ripristino del sistema di allontanamento dell’acqua piovana. L’aspetto dell’acqua, cruciale tanto più quando si parla di una fonte sacra, è al centro dell’intervento di consolidamento e restauro della struttura del pozzo. Il sito imperversa attualmente in uno stato di semi allagamento e risulta dunque fondamentale la realizzazione di un sistema di deflusso delle acque meteoriche e di falda nella parte antistante il pozzo. In base ai risultati raggiunti dagli studi sul sito è previsto inoltre un intervento di restauro che permetta di eliminare le ricostruzioni moderne fatte senza criteri scientifici e di provvedere alla ricollocazione dei pezzi originali, ove possibile, o al loro dislocamento in altri luoghi per restituire un senso di ordine e cura del monumento.

A seguire il progetto per il Segretariato regionale del ministero della Cultura è il funzionario archeologo Massimo Casagrande coadiuvato dall’architetto Patrizia Luciana Tomassetti, su progetto dell’architetto Stefania Casula e la responsabilità scientifica di Pina Corraine, funzionario archeologo Sabap per le province di Sassari e Nuoro. L’intervento propedeutico al restauro e il rilievo 3D laser scanner e fotogrammetrico della struttura sono stati eseguiti dalla ditta Archeogeo di Paolo Marcialis con la collaborazione di Laura Lai, la mappatura del degrado dal tecnico del restauro da Maria Giovanna Perrottu e dalla restauratrice Maria Manca. «Mi sono occupata della mappatura del degrado – spiega Perrottu, impegnata in questi giorno nel sito – ovvero l’individuazione dei fenomeni di alterazione e degrado di tutte le superfici, blocco per blocco, e la conseguente produzione di mappe tematiche tramite l’utilizzo di definizioni e simbologie codificate. È stato un lavoro molto piacevole e stimolante che mi ha consentito di conoscere ogni minimo dettaglio del pozzo sacro di Irru».



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