La pandemia non ferma l’attività della Stroke unit di Sassari
SASSARI. Nel periodo della pandemia i pazienti che si sono rivolti alla Stroke unit dell’Aou di Sassari hanno avuto una immediata risposta di cura, come nel periodo pre-Covid. Nel confronto con il...
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SASSARI. Nel periodo della pandemia i pazienti che si sono rivolti alla Stroke unit dell’Aou di Sassari hanno avuto una immediata risposta di cura, come nel periodo pre-Covid. Nel confronto con il 2019, emerge che per tutto l’anno 2020 non si sono registrate riduzioni né al numero di trombolisi né a quello delle trombectomie meccaniche, cioè i trattamenti salvavita e tempo dipendenti per il trattamento degli ictus ischemici. E così, se nel 2020 i primi trattamenti sono stati 111 (109 nel 2019), i secondi sono stati 29 (20 nel 2019). I dati sono emersi in occasione del 13esimo congresso mondiale delle Stroke unit, organizzato dalla World Stroke Organization, società scientifica internazionale che si occupa esclusivamente di ictus e rappresenta oltre 55 mila specialisti dell'ictus in contesti clinici e di ricerca. Il convegno si è svolto in modalità virtuale, con gli iscritti che da 108 Paesi diversi, dall’America del Nord al Sud America, dall’Europa al Continente africano, dall’Asia all’Australia, hanno portato i loro contributi. L’Aou di Sassari lo ha fatto con la Stroke unit diretta dal dottor Riccardo Boccaletti. La struttura, attraverso due poster, ha presentato il suo studio – realizzato da Alessandra Sanna, Bastianina Zanda, Maria Anna Pes, Claudio Fabio, Francesco Pintus e Riccardo Boccalettii– che sarà pubblicato sia negli atti congressuali sia nell’International Journal of Stroke abstract book. «A livello mondiale c’è stata una riduzione dei trattamenti – afferma Alessandra Sanna, dirigente medico della Stroke unit – probabilmente perché alcune di queste strutture sono state convertite in reparti Covid. Questo, invece, non è successo a Sassari e ha consentito alla struttura di garantire la migliore cura ai pazienti. E sebbene da noi si siano ridotti i ricoveri, passati dai 535 del 2019 ai 475 del 2020, i trattamenti non sono calati. Questo anche a significare che, nonostante la pandemia, il paziente con patologia tempo dipendente ha ricevuto dalla struttura una immediata risposta».
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